Giunto alla sua ventitreesima edizione, il Premio Letterario Elsa Morante, presieduto da Dacia Maraini e diretto da Tjuna Notarbartolo, è da considerarsi una vera e propria istituzione poiché nel corso degli anni i membri della sua giuria, composta da intellettuali e scrittori di nota fama, hanno contribuito a creare una delle reti culturali più importanti d’Italia.
Questo premio ha una sezione completamente dedicata alla letteratura per ragazzi in cui, alla giuria di “addetti al settore” si affianca una giuria formata da alunni delle scuole campane e da una rappresentanza delle scuole italiane. Il Premio Elsa Morante Ragazzi pone particolare rilievo sulle tematiche sociali e giovanili, partendo dalla realtà delle periferie per acquisire coscienza del mondo circostante. Il Premio prevede inoltre, grazie alla collaborazione degli insegnanti del carcere minorile di Nisida coordinati da Maria Franco, una menzione speciale dedicata a Roberto Dinacci, esempio di passione civile e di impegno politico vissuto come servizio, figura indimenticabile per i ragazzi e per gli operatori del carcere.
Vincitore del Premio Speciale per l’edizione 2010 è “La Ferita - racconti per vittime innocenti di camorra”, una raccolta antologica edita da Ad Est dell’Equatore e curata da Mario Gelardi, autore e regista teatrale, i cui diritti di autore sono stati interamente devoluti alla cooperativa sociale “Le terre di don Peppino Diana”.
Al progetto, realizzato con il contributo de I Teatri della Legalità, il patrocinio dell’Assessorato all’Istruzione, Lavoro e Formazione della Regione Campania e l’Associazione Libera, hanno partecipato esponenti di rilievo del panorama culturale italiano del calibro di Roberto Saviano, Daniela De Crescenzo, Riccardo Brun, Peppe Ruggiero (autore del docu-film “Biùtiful cauntri”), il magistrato Raffaele Cantone, Daniele Sanzone (cantante degli ‘A67), e ancora Conchita Sannino (di Repubblica), Rosario Esposito La Rossa, Ciro Marino, Giuseppe Miale di Mauro, Angelo Petrella, Roberto Russo.
“La Ferita” nasce dall’esigenza di preservare la memoria, utilizzando l’espediente narrativo per celebrare le vittime di camorra che “per ragioni casuali o per obbedire a propri principi sono stati costretti a divenire eroi”: uomini e donne uccisi perché si trovavano nel mezzo di un conflitto a fuoco per sbaglio; ammazzati perché scambiati erroneamente per i bodyguard di un boss; assassinati perché facevano il loro lavoro di giornalista o di magistrato, si rifiutavano di pagare il pizzo, o ancora, più semplicemente, manifestavano apertamente il loro dissenso nei confronti della camorra.
Un’unica finalità, quindi, che è quella di ricordare, di far sì che il pensiero delle vittime di camorra non diventi soffocato e sbiadito “come una foto lasciata in qualche polveroso cassetto”. Come un coro tragico, più voci trovano una loro ragione di espressione in diciassette racconti, ciascuno dei quali unico nello stile e nell’utilizzo di accorgimenti letterari: Angelo Petrella affida agli occhiali che indossava Giancarlo Siani il compito di raccontarci le ultime ore di vita del giornalista prima di essere ammazzato sotto casa; Mario Gelardi si focalizza sul dolore della madre di Simonetta, figlia del magistrato Alfonso Lamberti, uccisa mentre rientrava da una gita al mare con il padre, con un crescendo ricco di particolari che va dal ritrovamento della scarpina sull’asfalto fino all’epilogo al Cardarelli; Roberto Russo ricorda Silvia Ruotolo con gli occhi dell’amico di infanzia, calzini corti e ginocchia sbucciate, quando una partita a pallone in via Michelangelo nel 1970 segna la nascita di un legame che sfida la morte e il tempo; Giuseppe Miale di Mauro rievoca il giorno della morte di Don Peppino Diana in un viaggio in macchina lungo 625 chilometri che termina con un’inversione a U.
Un’attenzione ulteriore merita la scelta del titolo della raccolta che, come spiega Raffaele Cantone nella prefazione, è sintomatica di un solco profondo innescato nel tessuto sociale ma che può e deve rimarginarsi perché anche le cicatrici di “vecchia data”, complici il tempo e la cura, possono sbiadire.