Agguantame, un racconto di Alessandro Gallo

di MARINA INDULGENZA

Se è vero che la normalità viene spiegata di solito attraverso la devianza, è anche vero che si tratta di un concetto strettamente connesso alla percezione quotidiana della realtà: in breve, quello che per retaggio, educazione e abitudine consideriamo normale può non essere tale agli occhi degli altri. Il discorso vale soprattutto quando ci si confronta con le dinamiche che regolano i rapporti familiari. Aiutarsi a vicenda, supportarsi e “sopportarsi” nel bene e nel male, avere forza nel chiedere aiuto sapendo di trovarlo possono apparentemente sembrare atteggiamenti “normali” messi però in discussione se ci troviamo in un contesto familiare in cui l’illegalità predomina.

“Agguantame”, il lungo racconto di Alessandro Gallo, ventiquattrenne scrittore e artista napoletano, pubblicato da Il Punto di Partenza del giovane editore Marco Scamardella, ci racconta storie terribilmente vere in cui domina la componente autobiografica in una Napoli che è quella del Rione Traiano, fatto di marciapiedi distrutti, palazzi abusivi e piazze, tramite un punto di vista che va dalla periferia al centro. Con una normalità che è ben lungi dall’essere superficialità, l’autore ci parla di una famiglia grande, con il suo stuolo di figli e figlie, di nipoti che si chiamano tutti Oscar e che si distinguono per una sorta di patronimico versione napoletana (Oscar di Rosetta, Oscar di Alfonsina, Oscar di Ciro), accomunati da una forte solidarietà che va oltre ogni forma di degrado: “Come formiche”.

E il dato poi che questa famiglia sia napoletana diviene quasi trascurabile perché Napoli, in fondo, appare un luogo “come tanti”. Alessandro però, grazie ad una mamma che è una “perla mediterranea, bruna, riccia dalla pelle olivastra e dal profumo unico di madre padrona” e che si rifiuta di chiamarlo con il nome del nonno, viene sottrattofin dalla nascita ad un destino familiare di cui, però, ne subisce in qualche modo la “contaminazione”, come quando si va a fare visita in galera al padre, tuttora detenuto, o alla cugina Cristina-Nikita, donna di camorra e, paradossalmente, militante di sinistra. Tuttavia è proprio grazie ai rari esempi di legalità familiare che Alessandro, inconsapevolmente, innesca il meccanismo del riscatto sociale: la madre, Zie Ninucce, che “mi ha insegnato ad essere determinato, a lottare, a portare avanti fino in fondo ciò che meglio si sa fare”, e poi il teatro, come valida alternativa allo stare in piazza per fare da palo a quelli che spacciavano.

“Agguantame”, da romanzo di formazione rivolto soprattutto alle nuove generazioni, è divenuto anche testo teatrale diviso in un capitolo primo che è una sorta di monologo e in un’appendice in dialetto napoletano - che ha vinto il Premio Miseno 2010 di Napoli per miglior testo e migliore interpretazione femminile – che è una lunga preghiera in cui si chiede salvezza dal Dolore, gridato ad alta voce, per la città offesa da mille mali.

10/02/2011
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