Nella Biblioteca Comunale di San Giorgio a Cremano in Villa Bruno si è svolta la presentazione del libro “Dio mi ha toccato il cuore”, di padre Angelo Esposito, prete diocesano di Napoli, proveniente da San Sebastiano al Vesuvio. Ha svolto il suo ministero sacerdotale per otto anni come collaboratore parrocchiale, presso la Chiesa Immacolata Concezione di Portici in via San Cristoforo. Animatore e promotore di una spiritualità missionaria di gruppi giovanili, famiglie e bambini. Attualmente missionario in Guatemala, presso la diocesi di San Marcos e collabora con il centro diocesano missionario di Napoli.
Durante la presentazione, Don Angelo ha esposto il suo racconto di vita vissuta tra gente semplice, umile, fiduciosa, impegnata affinché un giorno la giustizia possa essere applicata in un paese come il Guatemala, dove è assente ogni diritto. Partendo dalle sue origini, l’autore, giungeva a spiegare quale era il rapporto d’amore tra lui e coloro che Dio ha voluto fargli incontrare, nel corso del suo ministero in terra di missione. Narrava dell’amore universale e per anticipare il “giorno della memoria”, invitava tutti a non dimenticare ciò che è stato commesso verso gli ebrei e subito da quel popolo, affinchè quegli atroci ricordi potessero essere un monito a non commettere le stesse violenze, in quanto è il rischio che possiamo incorrere noi italiani, in questo periodo storico, non accogliendo gli immigrati. Inseriva tre gli eventi tragici da non dimenticare, anche la guerra vissuta in Guatemala, diventato scenario di orrori per trentasei anni e di cui nessuno ha mai dato notizia.
L’Arcivescovo Metropolita di Napoli , S.E. Crescenzo Cardinale Sepe, ha scritto “”””E’ del genere di un “Diario di un’anima” questo libro scritto da don Angelo Esposito. La carica spirituale ed umana, che da esso traspare, contagia in qualche modo e ti coinvolge in un percorso di vita, breve ma intenso, senza dubbio lontano da chi vive la quotidianità delle nostre città e dei nostri quartieri.
Emozioni, attese ed ansie si avvertono tra le righe della descrizione e, soprattutto, la voglia di incontrare un altro mondo, un altro popolo, altri fratelli.
C’è calore e dolore nelle parole di un sacerdote che vede terre nuove e cieli nuovi, che si cala in una realtà sconcertante, dove la storia, il vissuto, gli avvenimenti, assumono dei volti ben definiti che appartengono ad uomini, donne e bambini. In ognuno di essi si scopre una persona che pensa, che ama, che soffre, che si emoziona, che gioisce, che spera, che attende. Sono storie reali di vita, non proiezioni di grafici e percentuali, teorie scritte e racconti senza nomi, da cui ha attinto per la sua formazione missionaria.
Il contatto con la realtà missionaria è un impatto duro, forte, che gli procura forse sorpresa e non poca sofferenza che, però, non lo fa vacillare, non lo fa ricredere, non lo fa pentire. Don Angelo non ha dubbi: per lui è proprio l’incontro voluto, cercato, sognato; è l’esperienza che desiderava, che gli mancava per rendere ancora più ricco e più autentico il suo ministero sacerdotale e pastorale, per dividere e condividere con fratelli di un paese lontano e diverso dal suo il disagio, la povertà, il pericolo ma anche la bellezza della solidarietà e della appartenenza alla stessa comunità umana e cristiana.
Per questo ho voluto accogliere il suo desiderio di “andare”, approvando il coraggio di una scelta, meditata, piena di interrogativi, ma esaltante. Una scelta che è la risposta ad una chiamata: la stessa che fece quando lasciò affetti ed amici per incontrare Colui che gli aveva detto: seguimi! Una scelta d’amore, dunque, che lo porta al dono di sé, come sacerdote e come uomo. E’ la scelta di chi vuole interpretare e rendere concreto lo spirito della Chiesa Missionaria, alla sequela di Cristo: andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo; e ancora: quello che farete all’ultimo dei fratelli più piccoli l’avrete fatto a me.
Il racconto ci fa toccare con mano l’esperienza vissuta, i mali e la miseria, ma anche la responsabilità di coloro che scelgono la strada della violenza e del malaffare, dei poteri forti, del controllo delle ricchezze. Le colpe hanno un peso diverso e possono essere ripartite in ragione dei ruoli, ma restano sempre colpe che danneggiano gli ultimi, gli umili, i più deboli, quelli che non hanno voce per far sentire le proprie ragioni.
E’ quello che cogliamo nel libro di don Angelo, il quale ci fa toccare con mano le condizioni di uomini che sembrano condannati da un tribunale che non si vede, ma che è rappresentato dalla ingiustizia diffusa che domina in un mondo pervaso dall’egoismo, dalla prepotenza, dall’indifferenza. Quella indifferenza che ci fa mettere la testa sotto la cenere e ci fa dimenticare, se non ignorare, la guerra che ha martoriato quel popolo, come tanti altri popoli piegati da conflitti dimenticati, ma sempre violenti e distruttivi.
Una esperienza forte, dunque, quella che ha vissuto don Angelo e che propone alla nostra riflessione e meditazione, per renderci conto di quanto amore ha ancora bisogno il mondo intero e di quanto lavoro abbiamo da fare, anche nelle nostre terre e nelle aree affidate alle nostre cure pastorali, con spirito veramente missionario, nel convincimento che i nostri sforzi potranno essere utili ed avere successo se sapremo volare alto e sapremo andare oltre i confini del nostro orizzonte.
Insolitamente, l’autore non si definiva protagonista del libro ma attribuiva al popolo guatemalteco questo ruolo. Un popolo al quale aveva voluto dare voce, un volto ed un colore, non grigio e opaco ma sfolgorante , vivo e brillante che potesse rappresentare la speranza di vedere un mondo diverso, più giusto per tutti. I proventi ottenuti dalla vendita del libro saranno destinati alla realizzazione di un progetto missionario in Guatemala.