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Hanno tutti ragione: il libro di Paolo Sorrentino

29/06/2010 -

Inserito nella cinquina finalista al Premio Strega 2010, “Hanno tutti ragione” (I Narratori – Feltrinelli) è l’esordio letterario di Paolo Sorrentino, già regista e sceneggiatore affermato di pellicole pluripremiate. Il romanzo, raccontato in prima persona, prende le mosse da un personaggio molto noto al suo pubblico: Tony Pisapia, protagonista de “L’uomo in più” (2001), che nel libro diventa Tony Pagoda.

Tony suole appellarsi come “cantante da night”, ma è comunque una definizione che, in un gioco perverso di falsa modestia, gli sta piuttosto stretta, perché il suo successo l’ha portato, oltre ad avere un ego smisurato, a incarnare il prototipo degli eccessi possibili tra la coda degli anni ’70 e i primi anni ’80.

Tony è un consumatore bulimico di cocaina, donne, amicizia; non sopporta nulla e nessuno, è un uomo cinico e cattivo, che ama e si compiace della propria cattiveria, perché “la cattiveria ti rende agguati notturni al cuore, fa razzia di te, ti stupra e ti violenta e si porta via i soprammobili del tuo corpo lasciandoti con un altro po’ di vuoto, un po’ più in là il vuoto, questa volta, contaminato con i sensi di colpa”. Ma Tony è anche un personaggio ai cui eccessi Sorrentino è affezionato, al punto da far trasparire in lui un seppur flebile barlume di umanità e tenerezza.

Tony Pagoda ha tre vite: la prima fatta di memorie adolescenti con echi da romanzo di formazione, di indiscussa fama nazionale e di riconoscimenti internazionali, circondato dagli amici di sempre e dal ricordo dell’unica donna che abbia davvero amato: Beatrice, fino a quando “…ad un certo punto, del tutto improvviso, dopo una vita fissata a terra col cemento, avverti senza motivi fondati, che si sta abbattendo la fine di un periodo. […] Le esperienze, che un tempo ti portavano una gioia, ora si fanno noia e delusione”. Da qui la seconda vita di Tony, che “fluisce un po’ facendosi i fatti suoi”, senza demarcazioni nette: approfittando di un tour in Brasile con la sua band, il nostro eroe decide di non tornare più in Italia e lascia la musica per circa venti anni. Si stabilisce prima a Netal, “un bel luogo spalancato sulle acque scure, infide, popolatissime di pesci immangiabili dell’Oceano Atlantico”, poi, stanco di passare la vita di fronte al mare, si reca nella meno ospitale Manaus, dove coltiva l’ossessione per l’umidità e per gli scarafaggi, con cui bisogna convivere in maniera rassegnata perché “lo scarafaggio sa fare tutto. Lo scarafaggio di Manaus è dio. Senza iperboli”.

Qui Tony si crea un piccolo universo fatto di pochissimi amici, di scarsa vita mondana, di assenza di donne. Ma quando meno se lo aspetta, arriva “di colpo, l’imponderabile”: è il 31 dicembre 1999 e un onorevole italiano lo raggiunge in Brasile, si presenta a lui con il nome di Fabio e lo invita a ritornare in Italia e alla musica, chiedendogli di cantare a casa sua per la notte di capodanno in occasione nuovo millennio. Tony accetta di essere “comprato” da quell’uomo intriso di solitudine per tornare nel punto esatto da cui era partito. Questa volta però si trasferisce a Roma, dove passerà gli ultimi anni della sua vita a servizio di Fabio, cantando in playback mentre lui si accoppia con delle prostitute. Tony si lascerà spesso cadere nella malinconia, “un sentimento lasciato dietro alla porta all’età di diciannove anni”, perché “la vecchiaia e la giovinezza possiedono straordinari, inattesi punti di contatto. Come tutti i grandi dolori” , fino a quando, diventato ormai un vecchio settantaseienne che quando si esibisce riceve applausi solo per rispetto del cantante di un tempo, si addormenterà in un tramonto capitolino costellato di sogni per non svegliarsi mai più.

MARINA INDULGENZA
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