Le poesie di Chiara Celi raccolte ne "Il respiro del giglio"

15/02/2010 -

Versi liquidi. L’acqua straripa nelle poesie di Chiara Celi anche quando appare in forma cristallizzata, quando diventa neve o ghiaccio. Tuttavia si tratta di una fluidità apparente perché in realtà cela una profonda staticità di base: è acqua che diventa solida e ristagna immobile. Anche gli oceani non sono altro che volumi in movimento che non modificano la loro capacità, in un moto circolare perpetuo che ricorda, a tratti, la spirale di Yeats. Gli eventi, le sensazioni si inseguono in una loro fissità perché in fondo la poesia ha questo compito, conferire eternità al momento e quindi fermare l’attimo e renderlo immutabile nel suo tramutarsi prima in pensiero e poi in verso.


La raccolta di Chiara Celi, prima classificata al concorso letterario “M.Yourcenar” 2007 (sezione poesia), prende il nome da una poesia in essa contenuta, scelta che non è frutto del caso ma in un certo qual modo “ragionata” poiché ne “Il respiro del giglio” (p. 41) è possibile intravedere tutti gli elementi che caratterizzano i versi di questa giovane poetessa: ricorrenza del colore bianco, contrasto tra la liquidità delle immagini, con frequenti riferimenti all’acqua in tutti i suoi stadi, e l’immobilità temporale del naturale scorrere degli eventi e nell’avvicendarsi delle stagioni.


Il giglio è purezza del sentire ed il bianco è il contenitore di tutti gli altri colori, e quindi della totalità. Esso è simile ad una stanza di accesso in cui è possibile preparasi al nuovo, uno sfondo pronto ad essere riempito, associato sempre ad immagini luminose ed illuminanti che si oppongono alla sua natura di colore freddo e neutro.


I versi nascono dal mondo cui la poetessa appartiene ed in esso trovano un compimento, sia a livello fisico che mentale: ed ecco divenire poesia le suggestioni di una passeggiata tra le rocce antiche ed immutabili di Caracalla, un dipinto di Van Gogh, città viste e viaggiate e poi la musica, che funge da vera e propria colonna sonora passando dal jazz al blues, dalla tromba di Chet Baker alla voce graffiante di Janis Joplin.


C’è un sentire universale in queste poesie nella ricerca di trovare risposte ai grandi interrogativi che l’umanità si pone da sempre, in tutte le culture e in tutti i tempi. Sappiamo che queste risposte non arriveranno, ma nell’attesa ci sentiamo vivi e ci adoperiamo a dare il nostro contributo.

A volte, anche solo con un verso.

MARINA INDULGENZA
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