Napoli: la mostra di Evgen Bav?ar al Museo Archeologico Nazionale

dall'archivio storico di Metropolis

Presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, primo piano sala numero 95, è allestita la mostra dal titolo “Lo sguardo ferito di Eros” di Evgen Bav?ar, artista non vedente di fama internazionale. La mostra fotografica, inclusa tra le iniziative del Servizio Educativo della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli previste al MANN, e realizzata in collaborazione con AKAB progetto cultura, il cui allestimento è stato curato da Domenico Freda, rientra in un percorso espositivo sull’arte contemporanea intrapreso già da alcuni anni nel Museo.

La mostra presenta 20 fotografie, ciascuna delle quali si propone come una pagina di un racconto immaginario su alcune opere d’arte esposte all’interno del Museo e sulla città in generale, così come prendono corpo nella mente dell’artista, ricombinandosi in forme differenti che ignorano il tempo e lo spazio. Così Eros incontra un angelo, Afrodite Callipigia ha le fattezze di una ragazza fiorentina, la Venere accovacciata ha il volto di una fanciulla napoletana, Napoli è abitata da antichi fantasmi.

Tutte immagini che Bav?ar “vede” e di cui noi non vediamo che un’idea trasposta nelle sue opere fotografiche. Non vedente dall’età di dodici anni, Evgen Bav?ar è alla ricerca di quello che lui chiama lo sguardo greco, il terzo occhio, quello che va al di là del visibile, e quello che ha permesso agli antichi Greci, a Tiresia per esempio, di vedere il futuro, di trascendere il reale dell’immediatezza della percezione visiva, e a lui di percepire il mondo travalicando i confini del visibile. Di qui il suo interessamento per il mondo greco contenuto all’interno del Museo e per la città di Napoli che conserva lo sguardo greco delle sue origini.

Evgen Bav?ar
Artista, filosofo, letterato, intellettuale di respiro mondiale, ambasciatore della cultura slovena nel mondo, Evgen Bav?ar impronta la propria arte sul concetto, sulla sua elaborazione, sul pensiero: non a caso, infatti, si occupa di filosofia, di questioni di estetica, collaborando in tal senso con riviste e emittenti radiotelevisive nonché con personalità internazionali.

È nota la sua amicizia con Michael Gibson, famoso critico d’arte, con il compositore Vinko Globokar, con l'attrice fassbinderiana per eccellenza Hanna Schygulla, con gli scrittori Boris Pahor, Milan Kundera, Peter Handke. Oltre ad avere tenuto seminari e conferenze in tutto il mondo, la sua opera artistica è stata sinora oggetto di studi, monografie, documentari in Europa, Sudamerica, Asia. Nato in Slovenia, Bav?ar è cieco dall'età di dodici anni, a seguito di due incidenti che gli causarono la perdita progressiva e totale della vista. Dopo aver studiato Filosofia e Storia a Lubiana, ha proseguito il suo percorso intellettuale in ambito filosofico alla Sorbona di Parigi.

All'età di sedici anni scatta le sue prime foto alla ragazza di cui si era innamorato, provando l’ebbrezza di rubare qualcosa che non gli appartiene e scoprendo il modo di “impossessarsi” di qualcosa che non è nemmeno in grado di vedere. Di qui si origina e si sviluppa la sua fotografia che in prima analisi potrebbe risultare nient'altro che un paradosso. Stabilitosi a Parigi nel 1972, intraprende la carriera universitaria e intensifica la sua attività.

Nel 1988 viene nominato fotografo ufficiale del City of Light’s Photography Month. Da quel momento comincia ad esporre ovunque, in particolare in Europa. Attualmente è Direttore del “Laboratorio dell’invisibile” presso l’Instituto de Estudios Criticos di Città del Messico, di cui è anche fondatore e studioso emerito. Considerato dal poeta tedesco Walter Aue il quarto inventore della fotografia dopo Niepce, Talbot e Daguerre, la sua opera è un invito provocatorio a mettere in discussione la gerarchia per cui la maggioranza dei vedenti impone la propria percezione come quella in grado di afferrare a pieno la realtà, mettendo in relazione vista, cecità e invisibile. Come gran parte dell’arte contemporanea, l’opera di Bav?ar si interroga incessantemente sulle sue possibilità e si orienta attraverso quello che lui chiama il “Terzo occhio”: l’origine e la fine di tutte le azioni della vista e della cecità, l’elemento invisibile dove ha luogo da principio la differenza tra la luce e il buio.

Luigi Monaco

21-10-2014 18:00:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA


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