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"Perchè no", il nuovo libro di Cristina Zagaria

17/06/2010 -

Why not. Take a crazy chance. Why not. Do a crazy chance. If you lose a moment you might lose a lot. Why not. Why not take a chance.

“E che vogliono dire le parole?”

“Bisogna cogliere le occasioni, anche quelle più pazze”, dice Lucia.

Daniele un po’ ci pensa su perché Lucia, occhi da zingara persi nel nulla, gli piace davvero e anche se hanno solo dodici anni, immagina un futuro con lei, una casa, una famiglia e una morbida trapunta fatta di piume d’oca in cui avvolgersi nelle sere d’inverno.

È un omaggio a Napoli l’ultimo romanzo di Cristina Zagaria, giornalista di Repubblica, edito per la collana Babele Suite di Perdisa Pop (Gruppo Perdisa Editore): un affresco fatto di luoghi e di linguaggi che pone in evidenza tutte le sfumature e le contraddizioni di una città che la scrittrice ama profondamente e che dimostra di conoscere così bene quasi fosse il suo luogo di origine.

Daniele e Lucia vivono in uno dei quartieri difficili di Napoli, dove tutte le famiglie hanno almeno un parente che ha fatto l’esperienza del carcere o si trova agli arresti domiciliari e i ragazzini diventano baby criminali perché “non hanno motivi per non diventarlo”. Complici di questa mancanza di possibilità sono la latitanza della società civile e l’abbandono scolastico osteggiato da pochi e volenterosi insegnanti, come la maestra Adriana che si divide tra la scuola, un padre malato da accudire e il marito, Salvo, operaio in cassa integrazione della Fiat di Pomigliano. Una donna che è perseguitata dall’incubo dei soldi che non bastano mai e da una vita di continue privazioni fatta eccezione per quell’unico momento in cui prende lezione di milonga da Rosita, un’ex prostituta di origini argentine, un sogno che costa solo tre euro in cui “dimentica inibizioni, educazione, remore”.

Adriana non ha figli, i “suoi” ragazzi sono quelli che vivono nel quartiere, quelli che lei ha in qualche modo cresciuto, quelli per cui si domanda se e per cosa lottano. Sono ragazzi come Lucia, che ha lasciato la scuola e sogna ad occhi aperti mentre fa lo shampoo alle clienti del parrucchiere dove lavora, e spera un giorno di poter riprendere a studiare, lasciare Napoli, andare a Bologna dove frequentare la scuola d’arte e lavorare. Sono ragazzi come Daniele, che non pensa al suo domani fin quando Francesco, l’amico di sempre, gli presenta la possibilità di fare una rapina: tanto, nel peggiore dei casi, se uno sbirro li “acchiappa”, non possono fare niente perché sono poco più che bambini. Bambini con la pistola che giocano a fare l’”ommene”, adescati con la promessa di entrare in un sistema di cui sanno poco o nulla, se non il fatto che, prima con lavoretti da poco, poi con responsabilità sempre maggiori, arriveranno al traguardo dei diciotto anni “già con un nome”. Questa opportunità si insinua come un tarlo nella mente Daniele e gli fa gola, anche se ha una mamma che vuole che lui vada a scuola e un papà che fa l’ambulante e non gli fa mancare nulla, anzi gli ha promesso persino di prendergli un paio di Hogan che non sono “né vere né taroccate.[…] sono Hogan reinterpretate” da un suo amico che ha una fabbrica al Pallonetto. Ma le parole di Lucia sulle occasioni da cogliere e la possibilità di dimostrare che non è un rammollito e che ha coraggio da vendere prendono il sopravvento e Daniele fa la sua scelta. Del resto, è solo per una volta, può uscirne quando vuole, i suoi non lo verranno mai a sapere e lui tornerà ad essere per tutti il ragazzino delle medie che, come dice la professoressa Faini, quella di italiano, “parla infinitamente meglio di quanto scrive”.

E allora perché no?

MARINA INDULGENZA
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