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Il San Carlo ripropone Cavalleria rusticana, un classico del melodramma italiano
di Marco Schaufelberger
Il San Carlo ripropone Cavalleria rusticana, un classico del melodramma italiano, atto unico di Pietro Mascagni. Nuovo allestimento firmato dal regista, attore Pippo Delbono, artista impegnato nella ricerca e nel sociale, al suo debutto nella regia d'opera. Pippo Dalbono riconduce sulla scena due dei suoi attori feticci, Bobò e Pepe Robledo, dando una versione eccentrica, come spiega lo stesso Dalbono, "dirompente anche se nel solco della tradizione realistica, cosi come un'opera come Cavalleria rusticana, allestita per un teatro come il San Carlo prevede. L'atmosfera realistica dell'opera, sarà decontestualizzata dalla mia presenza in scena. Una presenza brechtiana o kantoriana, un segno di lucidità e sobrietà, uno sguardo dall'interno che esalti le inquietudini e le sfumature dell'animo narrante nelle vicende di Cavalleria. Preferisco lavorare sulle persone e non sui personaggi e seguirli dall'interno della scena, cosi anche i cantanti possono rivelarsi degli attori di grande intensità e anima e cantare anche quando non cantano." Contribuisce alla regia la scena di Sergio Tramonti, esule dell'allestimento di Cavalleria dell'anno scorso alla Scala. Tramonti spiega il suo progetto "La scena è una camera acustica prospettica, un impianto fisso in legno, intonato alle caratteristiche planimetriche del teatro, in cui la dominante pittorica è una sorta di lacca rosso cinabro bruciato dall'alto e dal basso da scolature e vampate di nero. Le sfumature del nero esaltano la passionalità del rosso e come dicevano i pittori espressionisti lo fanno cantare."
Interessante nelle scene di Tramonti oltre la ricerca attenta del cromatismo, l'utilizzo delle superfici, mai fini a se stesse, ma utilizzate come alfabeto materico per esprimere un linguaggio psichico, non cedendo ad un facile effetto pittorico, caro alla scena all'italiana. Sul podio dirige Pinchas Steiberg, costumi di Giusi Giustino, luci di Alessandro Carletti. Cavalleria rusticana Cavalleria rusticana fu la prima opera (1) di Pietro Antonio Stefano Mascagni, (Livorno, 7 dicembre 1863 - Roma, 2 agosto 1945) ed è certamente la più nota delle sedici composte dal maestro. Il suo successo fu enorme, già alla prima al Teatro Costanzi di Roma, il 17 maggio 1890, basti pensare che fino alla morte di Mascagni avvenuta nel 1945, l'opera è stata rappresentata solo in Italia più di quattordicimila volte. Nel 1888 l'editore Edoardo Sonzogno annuncio un bando per giovani compositori italiani che non avevano fatto mai rappresentare una loro opera. I partecipanti dovevano scrivere un'opera in un atto unico, le tre migliori sarebbero rappresentate a spese dello stesso editore. Mascagni ne venne ha conoscenza soltanto due mesi prima, invito il suo amico poeta e professore Giovanni Targioni-Tozzetti, che scelse come base per il libretto una novella popolare di Giovanni Verga, Cavalleria rusticana. L'opera fu terminata e consegnata il giorno di scadenza del bando. (1) L'opera Pinotta data il 1932 fu scritta antecedentemente, come parte del Guglielmo Ratcliff, dato alle scene il 1895. La trama La scena si svolge in una piazza di un paese della Sicilia, il giorno di Pasqua. Turiddu canta una serenata a Lola, sua promessa sposa che durante il servizio militare di Turiddu ha sposato Alfio. La piazza si riempie di paesani in festa, fra loro anche Santuzza, attuale fidanzata di Turiddu, che non si sente di entrare in Chiesa sentendosi in grave peccato. Santuzza allora parla con Lucia la madre di Turiddu, chiedendo notizie di suo figlio. Lucia dice a Santuzza che Turiddu è andato a comprare il vino a Francofonte, ma Santa sostiene di aver visto Turiddu sotto la casa di Lola. Lucia chiede a Santa di entrare in casa per evitare di farsi sentire, ma quest'ultima si rifiuta sentendosi disonorata. La notizia arriva anche ad Alfio che ignaro va a trovare Lucia. A questo punto Santuzza svela a Lucia la relazione tra Turiddu e Lola. Giunge Turiddu che discute animatamente con Santa; interviene anche Lola che con Santa si scambiano ironiche battute. Turiddu segue Lola, che è sola perchè Alfio lavora. Santuzza augura a Turiddu la mala pasqua e vedendo arrivare Alfio, gli denuncia la tresca della moglie. Dopo la messa, Turiddu offre vino a tutti per rimanere con
Lola. Alfio entra in scena e Turiddu gli offre un bicchiere, ma Alfio rifiuta. Turiddu getta il bicchiere e morde l'orecchio di Alfio sfidandolo a duello. Turiddu saluta la madre, ubriaco, le dice addio affidandogli Santuzza. Subito dopo si odono vociare di donne e popolani. Un urlo sovrasta il vociare. "Hanno ammazzato compare Turiddu".
Programmazione
martedì 17 luglio, ore 19.00
mercoledì 18 luglio, ore 18.00
giovedì 19 luglio, ore 20,30
14/07/2012
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