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"Volevamo essere Maradona" di Rosario Cuomo
di MARINA INDULGENZA
Da qualche anno si è riscontrato di come il costo medio di un libro sia notevolmente aumentato e le maggiori case editrici puntino soprattutto al sensazionalismo del “nome”, cui non corrisponde sempre quello del contenuto. Una valida possibilità di fare ottime letture alla modica cifra di soli tre euro è proposta dalla casa editrice Cento Autori con la Collana “leggere veloce” che punta alla diffusione della narrativa breve di scrittori noti o esordienti.
Nel panorama dei nuovi autori si distingue la prima prova letteraria di Rosario Cuomo, studente trentenne di giurisprudenza di Agerola, con il suo racconto, per molti versi autobiografico, “Volevamo essere Maradona”.
Ci troviamo in un piccolo centro della costiera amalfitana alla fine degli anni ottanta e Peppe è un ragazzino che, come tutti i suoi coetanei, ha una sola passione, “giocare a pallone”, ma le ventimila lire per andare a scuola calcio non ci sono e così ci si arrangia come si può. Sono gli anni in cui si improvvisano partite di calcio sul piazzale della chiesa di “Tutti i Santi”, che si trasforma in campo di gioco anarchico in cui, correndo dietro a un Super Santos mezzo sgonfio, si riproduce quello che accade nelle partite “vere”, comprese le imprecazioni e le parolacce per le quali si fa subito ammenda lanciando un bacio di perdono in direzione dell’immagine della Madonna del Rosario. Sono gli anni del primo scudetto del Napoli, della triade Maradona, Giordano, Careca, delle telecronache di Luigi Necco, di una pizza la domenica sera davanti ai programmi sportivi con la moviola e i commenti in studio. Ma sono anche gli anni della riabilitazione sociale di una città dove grazie al calcio “tutto è azzurro e tutto profuma di Napoli”, anni in cui si recupera l’idea di dimensione collettiva, in cui ciascuno si percepisce come ingranaggio di un meccanismo quasi perfetto. Simbolo di questo riscatto è lui, Diego Armando Maradona, l’ex “guaglione” delle favelas che, più o meno inconsapevolmente, ha regalato a Pietro, ai suoi amici e ai napoletani tutti il Sogno. E ciascuno, nel suo piccolo, ha trovato nel Sogno una sua dimensione, senza esclusione alcuna: così anche un personaggio “semplice” come Salvatore ciaciacià diventa una figura mitologica per aver portato una volta Maradona sulla sua 127 blu ed essere stato salutato da quest’ultimo con una pacca sulla spalla, e per la troppa emozione non era riuscito a dire nemmeno una parola. Purtroppo però, come dice un vecchio detto, tutti “i sogni muoiono” all’alba: i ragazzini diventano adolescenti e hanno sempre meno voglia di stare dietro a quel Super Santos, adesso i loro miti sono quelli più grandi che frequentano la città e quella che era stata una sorta di “età dell’oro” trova un suo ideale proseguimento solo nei racconti degli avventori del bar, come memento della possibilità che il sogno si può riaccendere fino a quando c’é il desiderio di riscatto.
16/01/2011
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