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Parto cesareo, il record dell’Italia. Maglia nera alla Campania
Troppe volte si ricorre all’intervento, e spesso anche senza alcun motivo
11/02/2010 -
Cifre da record per il ricorso ai parti cesarei in Italia, con la maglia nera 'conquistata' dalle regioni meridionali e, in particolare, dalla Campania.
IN ITALIA 38% CESAREI CONTRO LIMITE 15% RACCOMANDATO DA OMS: Nel 1985 l'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomandava di non eseguire più di 1 parto con taglio cesareo su 7 (15%): questo era il valore individuato come limite a garanzia del massimo beneficio per la salute di mamme e bambini. Il ministero della Salute italiano ha raccomandato di non superare la soglia del 20%, confermando comunque la tesi che il cesareo deve rappresentare l'eccezione. In Italia, però, nel 2008 la percentuale di tagli cesarei ha raggiunto il 38%, superando di gran lunga i valori registrati negli altri Paesi europei che si attestano intorno al 20-25%. Percentuali più elevate di cesarei vengono registrate nelle case di cura private rispetto agli ospedali pubblici e nelle strutture che assistono un basso numero di parti annui.
IN TESTA IL SUD, MAGLIA NERA A CAMPANIA: Si registra un'ampia variabilità regionale. Le Regioni che hanno una maggiore frequenza di tagli cesarei sono Campania (61,80%), Sicilia (52,91%), Molise (52%), Puglia (50,60%) e Basilicata (48,19%). Al Nord la situazione migliora a partire da Friuli, Toscana e Lombardia, attestandosi tra il 24 e il 28%. Solo Bolzano (20%) si avvicina ai valori raccomandati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Nel nostro paese, secondo i dati della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo), il numero di cesarei per cui non è segnalata alcuna indicazione clinica è pari a circa il 24,9% dei parti cesarei.
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