Pompei muore di crisi. A via Lepanto record di serrande abbassate, 15 negozi chiusi in 800 metri

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In meno di ottocento metri è racchiusa tutta la crisi del commercio della città mariana. Via Lepanto, il cuore di Pompei. Una delle strade principali della cittadina che, dal confine con Scafati, porta dritta a piazza Bartolo Longo. La piazza che ospita sia il Santuario della Beata Vergine sia il Municipio. Un tempo era la via dello shopping. «Per convincermi a lasciare il mio negozio qui mi chiesero cinquanta milioni delle vecchie lire come incentivo oltre il valore commerciale del locale», ricorda l'ex titolare di un bar lungo la strada che ospita anche la stazione dei carabinieri. Ma erano altri tempi, oggi è tutto diverso. Gli affari vanno male. Un po' per la presenza del centro commerciale che taglia fuori dal commercio un'intera fetta di città, un po' per l'incapacità di sfruttare i flussi turistici. Secondo le stime, in città arrivano ogni anno circa cinque milioni di turisti, divisi tra gli scavi archeologici e il Santuario. Eppure, non fanno "economia" perché sono solo di passaggio e non si trattengono quasi mai per le strade del centro cittadino. Il risultato è che passeggiando per la sola via Lepanto si contano ben quindici locali commerciali chiusi. Serrande abbassate, vetrine sporche usate per le affissioni pubblicitarie abusive, cartelli con la dicitura "vendesi" e "fittasi"ovunque. La crisi colpisce trasversalmente le attività commerciali. Al civico 115 c'è un salone per acconciature. La saracinesca tristemente abbassata e l'insegna annerita. Camminando si tocca con mano la sconfitta del sistema commerciale pompeiano. Negozi chiusi senza che la politica sia stata in grado di trovare soluzioni. Anzi, se è possibile, alcune decisioni sono state capaci di peggiorare la situazione favorendo la fuga dei commercianti. Come l'aumento del costo dei ticket per la sosta. Tra vecchi annunci di sconti e saldi, tabelle in decadenza e annunci di locazione -anch'essi ormai vecchi- si leva il grido di allarme silenzioso di un'intera categoria. Anche gli esercizi commerciali aperti sono in affanno e pagano i danni anche per i colleghi che sono stati costretti a gettare la spugna, ostaggio di una via dello "shopping che non c'è più". Pub, negozi di abbigliamento, locali artistici. L'elenco dei "fantasmi" di Via Lepanto è lungo e variegato. Non si può continuare a far finta di niente. Di certo, la futura amministrazione dovrà ripartire anche da qui, dalla capacità di rivitalizzare un tessuto commerciale ormai allo stremo. Carla Guarnieri
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