Si ripete il miracolo di San Gennaro. Sepe chiede lavoro per giovani

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Il 'miracolo' di San Gennaro si e' fatto attendere a lungo. Ma alle 20:04 l'arcivescovo di NAPOLI, cardinale Crescenzio Sepe, che poco prima aveva denunciato con forza il male della mancanza di lavoro soprattutto per i giovani, ha dato l'annuncio che il prodigio della liquefazione del sangue del patrono si era ripetuto ancora una volta. Un annuncio salutato, nella basilica di Santa Chiara, da un lungo applauso. Se non c'e' lavoro, ha detto con forza e con dolore Sepe, non ci deve "meravigliare se nascono le baby gang e i baby boss" perche' la malavita si insinua e recluta nuove leve. Quello che e' avvenuto oggi e' il cosiddetto miracolo di maggio; la liquefazione del sangue del santo avviene anche il 19 settembre ed il 16 dicembre. E il ripetersi da secoli di questo prodigio viene letto come un segno di buon auspicio per un citta', come ha denunciato dal cardinale Sepe, dove "un velo di tristezza sembra coprire strade e case" perche' tante famiglie sono "senza reddito e senza pane" e tanti "giovani sono in attesa di un lavoro". Per Sepe "e' un delitto grave lasciare che si inaridisca una intera generazione di giovani senza lavoro o consentire che offerte di lavoro e proposte di arruolamento vengano dalla malavita". Ed e' un delitto "altrettanto grave farli studiare, farli specializzare, farli dottori di ricerca se poi non si offre loro sbocchi occupazionali". Ma a giudizio del presule "non dobbiamo poi sorprenderci se si disgregano le famiglie, se si riducono o falliscono i matrimoni, se c'e' la denatalita' e se si va delineando una societa' stanca ed invecchiata. Non dobbiamo allora meravigliarci e provare timore se nascono le baby gang e i baby boss, se le bande criminali si lottano e si distruggono nel tentativo di controllare il territorio". La Chiesa di Napoli pero' non vuole lasciare soli questi giovani, ha assicurato ancora Sepe, e "non si stanchera' mai di alzare la voce in loro nome e a loro difesa". Come? Con gli aiuti concreti che tutti i vescovi del Mezzogiorno hanno deciso di dare nel corso del confronto che si e' tenuto proprio a Napoli lo scorso inverno mettendo a disposizione "quello che abbiamo ossia il nostro patrimonio culturale ed anche i nostri terreni per affidarli ai giovani riuniti in cooperative, ai quali pero' le istituzioni preposte debbono assicurare guida e sostegno". L'obiettivo, ha concluso Sepe, deve essere quello di non permettere "che la vita della nostra gioventu' venga profanata, rubata, infine tolta". E per questo ha lanciato un appello alla mobilitazione a famiglie, scuole e soggetti educativi perche' "tutti devono sentirsi impegnati e responsabili di fronte questa intollerabile piaga che deturpa, piu' di ogni altra, il volto e l'anima delle persone e della citta'". Alla cerimonia religiosa di oggi - svoltasi in contemporanea con la partita del Napoli, una scelta che ha destato perplessita' - hanno preso parte anche delegazioni delle chiese ortodosse di Russia e della Bielorussia e della diocesi di Ascoli Piceno, gemellata con quella di Napoli. La teca contenente il sangue e' stata prelevata dalla cassaforte della Cappella del Tesoro; il sangue era ancora solido. Poi la teca, insieme con 17 statue dei compatroni di Napoli (sono in tutto 52), e' stata condotta in processione lungo le strade del centro.
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