Un cuore magnetico salva un 16enne, primo trapianto al mondo in Italia

Un cuore magnetico salva un 16enne, primo trapianto al mondo in Italia

Un cuore magnetico salva un 16enne

Rischiava che il suo cuore di ragazza 16enne si fermasse all’improvviso a causa di una miocardiopatia dilatativa severa. Così, in attesa del dono di un organo vero ‘in carne e muscolo’, i medici hanno deciso di sostituirlo con un nuovo cuore artificiale ‘magnetico’. E’ la prima volta al mondo che il dispositivo viene impiantato con successo in un paziente pediatrico. L’operazione porta la firma dell’ospedale Bambino Gesù di Roma.

Per fermare le lancette della ‘bomba a orologeria’ che la giovane paziente portava nel petto, i camici bianchi – un’équipe mista del Dipartimento medico chirurgico di cardiologia pediatrica, diretta daAntonio Amodeo, responsabile Ecmo e assistenza meccanica cardiorespiratoria – hanno optato per l’intervento pionieristico, per regalarle una soluzione ponte che l’accompagnasse in sicurezza al giorno del trapianto di un cuore compatibile. Il dispositivo riduce i rischi di eventi avversi grazie all’uso di una pompa centrifuga a levitazione magnetica che consente di eliminare l’attrito tra le parti meccaniche e il sangue, e quello delle parti meccaniche tra loro. La prima mondiale è datata 7 gennaio. E ha portato fortuna alla 16enne: dopo 4 giorni si è reso disponibile un cuore compatibile e la paziente è stata trapiantata l’11 gennaio.

Il nuovo dispositivo meccanico si chiama ‘Heart Mate 3’. Negli Stati Uniti è ancora in corso il trial clinico, mentre in Europa il cuore artificiale magnetico ha ottenuto il marchio CE nell’ottobre del 2015 ed è stato impiantato da allora solo su popolazione adulta. La pompa centrifuga a levitazione magnetica che lo fa funzionare mantiene il rotore sospeso evitandogli di entrare in contatto con altre parti meccaniche. Questo impedisce ai globuli rossi di danneggiarsi durante il passaggio del sangue nel dispositivo, riducendo fenomeni come l’emolisi. Un altro vantaggio è che il nuovo device impedisce anche l’attrito fra le parti meccaniche, prevenendo così l’usura.

Il cuore artificiale a levitazione magnetica – spiegano gli esperti – può essere utilizzato sia come soluzione ponte in attesa del trapianto di cuore, sia come soluzione definitiva (destination therapy) per chi, a causa delle sua patologia, non è eligibile per il trapianto d’organo. Alla luce dei risultati ottenuti nella sperimentazione europea, l’équipe del Bambino Gesù ha deciso di chiedere il permesso alla casa produttrice, la St. Jude Medical, di utilizzare questo modello per la prima volta al mondo su un paziente pediatrico.

Il trial europeo ha dimostrato una sopravvivenza del 98% a 30 giorni dall’impianto e del 92% a 6 mesi. Ma, soprattutto, su 50 pazienti adulti trapiantati non si sono registrati eventi avversi (trombosi, emolisi o malfunzionamenti meccanici) che sono tra le cause principali di morte. “Ci è stata data l’opportunità di utilizzare per primi su un paziente pediatrico questo nuovo dispositivo alla luce dell’esperienza maturata negli anni dal Bambino Gesù nel campo degli impianti di cuori artificiali – riferisce Amodeo – E’ stato un intervento reso necessario dai rischi di morte improvvisa a cui la ragazza era sottoposta a causa della sua patologia”.

Il nuovo dispositivo magnetico, sottolinea lo specialista, “offriva garanzie migliori in termini di efficacia e di sopravvivenza e infatti la ragazza, a distanza di sole 16 ore dall’intervento, era sveglia e in ottime condizioni. Oggi sta bene ed è stata dimessa il 1 febbraio dall’ospedale dopo il trapianto cardiaco”. L’ospedale pediatrico Bambino Gesù ha realizzato il primo impianto di cuore artificiale nel 2002. Da allora ne sono stati impiantati oltre 60. Mentre è del 30 settembre 2010 il traguardo del primo cuore artificiale permanente in un paziente pediatrico portatore di distrofia di Duchenne, e dell’aprile 2012 quello del più piccolo cuore artificiale, del peso di 11 grammi, sempre per la prima volta al mondo, su un bambino di appena 16 mesi. Nel periodo 2011-15, il Bambino Gesù ha coperto quasi il 50% di impianti di cuori artificiali pediatrici in Italia.


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