Il boss Scotti in lacrime: “La mia vita è distrutta”

Il boss Scotti in lacrime: “La mia vita è distrutta”

Il boss Scotti in lacrime: "La mia vita è distrutta"

“La mia vita è distrutta”. Circondato dagli uomini del Servizio centrale operativo, della squadra mobile di Napoli e dell’Interpol, Pasquale Scotti ha pianto e si è lasciato andare sull’aereo che dal Brasile lo ha riportato in Italia, dove sconterà 30 anni di carcere. Il superkiller della camorra, latitante per 31 anni e uomo di fiducia di Raffaele Cutolo, è stato trasferito nel carcere di Rebibbia e nei suoi confronti, secondo quanto si apprende, è stato disposto l’isolamento diurno. Prima di essere portato in carcere Scotti avrebbe inoltre avuto un incontro con gli inquirenti e non è escluso che nei prossimi mesi ci saranno nuovi contatti. Pasqualino ‘o collier’ dovrà innanzitutto ricostruire i suoi 30 anni di latitanza ma anche chiarire i contorni della sua fuga dall’ospedale di Caserta l’antivigilia di Natale del 1984: il killer di Cutolo, arrestato un anno prima, era infatti agli arresti ospedalieri perché avviò un percorso di collaborazione e ora dovrà spiegare se si trattò di un escamotage per organizzare la fuga. Se Scotti decidesse di parlare, inoltre, potrebbe fornire un importante contributo, visto il suo ruolo, per tentare di chiarire una serie di misteri ancora irrisolti di quegli anni, tra i quali le vicende connesse al sequestro Cirillo e all’omicidio Calvi. Scotti fu arrestato lo scorso 26 maggio a Recife con in tasca un documento di un ristoratore italo-brasiliano, mentre accompagnava i figli a scuola. “Sono io, mi avete preso. Ma quel Pasquale Scotti non esiste più” disse agli investigatori italiani dopo aver tentato di negare la sua identità. Portato in carcere a Brasilia, il braccio destro di Cutolo è stato trasferito ieri pomeriggio dalla capitale brasiliana a Rio de Janeiro con un volo militare e consegnato agli italiani, 6 uomini che lo hanno riportato in Italia. Smagrito e provato rispetto ad un anno fa, Scotti ha stretto la mano ai poliziotti brasiliani prima di salire sull’aereo dell’Alitalia. E qui, senza manette e circondato dagli investigatori italiani, ha capito che era davvero finita.


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