Terrorista arrestato a Salerno, ecco come Ouali è arrivato in Italia

Terrorista arrestato a Salerno, ecco come Ouali è arrivato in Italia

L'arrivo in Italia

BELLIZZI – Due giorni dopo l’arresto del 39enne algerino Djamal Eddine Ouali, bloccato dalla Digos di Salerno il 26 marzo sulla base di un mandato di cattura internazionale della magistratura del Belgio con l’accusa di aver fornito falsi documenti agli attentatori di Bruxelles, la comunità di Bellizzi non riesce ancora a credere che un complice dei terroristi islamisti possa aver scelto il piccolo centro del Salernitano per nascondersi. Il tutto mentre Ouali proclama la propria innocenza: “Non sono un terrorista – ripete – non so nulla di terrorismo e neppure di documenti falsi”. Lo stupore, misto a incredulità, è il sentimento più diffuso tra i residenti. Se ne fa interprete il sindaco, Mimmo Volpe, fermo davanti alla sede della sua lista civica in via Roma, sul corso principale. “Siamo sorpresi e sbigottiti”, conferma Rashid Bensani, 47 anni, algerino anche lui, rappresentante della Cgil-Immigrati di Salerno, che lavora in un’azienda ittica. Ma c’è paura, a Bellizzi? “Quella c’è, ma è la paura dell’Europa di fronte al terrorismo, non nasce da questa vicenda”, assicura Volpe. “Io non escluderei un caso di furto di identità – dice ancora il sindaco – sarebbe troppo ingenuo un terrorista che si presentasse con il suo vero nome. E pare accertato che un omonimo ci sarebbe”. Ma fonti investigative della Questura di Salerno escludono qualunque errore di identità nell’arresto di Ouali ed avvertono che le indagini non sono ancora concluse anche se non si cercano complici, come ha precisato il questore Alfredo Anzalone. Gli immigrati a Bellizzi sono 6-700, su una popolazione di 14 mila residenti. Nordafricani, ma anche ucraini. L’integrazione qui si sarebbe realizzata. “Forniamo servizi scolastici e ticket per i pasti”, dice il sindaco, ma annuncia che da domani partirà un censimento degli immigrati. La metà circa è illegale e molti vivono in locali inidonei e senza un contratto di locazione. La piccola Moschea di Bellizzi, in via Keplero, protetta da una pesante porta in ferro, ospitata in un locale seminterrato, è discreta e senza nessun segno di riconoscimento. L’Imam, 50enne, vive a Montecorvino Pugliano, ad una decina di chilometri. La moglie dell’ algerino, che è incinta ed avrebbe chiesto il permesso di soggiorno temporaneo che ha fatto scattare i controlli dell’ Ufficio immigrazione della Questura di Salerno e della Digos, abitava in via Firenze, in un fabbricato anonimo dove vivono altri immigrati nordafricani. Vicino c’è una macelleria che vende carne “halal” agli islamici. Ma la loro presenza a Bellizzi resta di basso profilo. Djamal Eddine Ouali, in isolamento nel carcere di Fuorni, a Salerno, ha detto a chi ha potuto avvicinarlo che è innocente e di non sapere nulla di documenti falsi. E’ stato visto pregare a lungo in un angolo della cella. Il suo legale di fiducia, Gerardo Cembalo, aspetta di leggere gli atti in arrivo dal Belgio e tradotti in italiano per decidere la linea di difesa sulla richiesta di estradizione avanzata da Bruxelles. L’udienza per la decisione si terrà il primo aprile davanti alla Corte d’Appello di Salerno. 


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