Ragazzina 14enne arsa viva perchè non voleva prostituirsi: la Cassazione riapre il caso

Ragazzina 14enne arsa viva perchè non voleva prostituirsi: la Cassazione riapre il caso

Ragazzina 14enne arsa viva perchè non voleva prostituirsi: la Cassazione riapre il caso

Sarà la Procura di Bari ad indagare sulla morte di Palmina Martinelli a circa 35 anni di distanza dal decesso della 14enne fasanese che l’11 novembre del 1981 fu trovata avvolta dalle fiamme nella sua casa. La ragazzina morì 22 giorni dopo nel Policlinico di Bari. Lo ha deciso la Corte di Cassazione con sentenza del 30 marzo scorso, annullando l’ordinanza del gip di Brindisi che il 28 aprile 2015 aveva disposto l’archiviazione dell’inchiesta sulla morte sopraggiunta “a causa delle ustioni riportate nel suo abbruciamento”.
 Ora è la Corte di Cassazione a riaprire uno spiraglio, accogliendo una questione di competenza territoriale sollevata da Stefano Chiriatti, l’avvocato che assiste Giacomina, la sorella della ragazzina che sarebbe stata assassinata perchè non voleva prostituirsi. Tutto il lavoro già compiuto dai pm brindisini che hanno chiesto l’archiviazione sul principio del «ne bis in idem» (mai imputati due volte per lo stesso fatto) confluirà in un nuovo fascicolo. Resta comunque un dato insuperabile: nel 1989 la Cassazione con una sentenza che riconosceva l’insussistenza del fatto confermò i verdetti di assoluzione dei due imputati che in primo e secondo grado erano stati emessi con formula dubitativa. I due non potranno mai più essere giudicati per il delitto. Solo eventuali complici potranno essere mandati a processo. Nel frattempo c’è comunque chi non si è mai arreso. Tra questi, oltre a Giacomina, Nicola Magrone, il pm che all’epoca dei fatti indagò sulla vicenda, sostenne l’accusa e che oggi è sindaco di Modugno (Bari), cittadina che sta per intitolare una piazza all’adolescente coraggiosa che in punto di morte fece i nomi dei suoi presunti assassini. «Entrano Giovanni ed Enrico e mi fanno scrivere che mi ero litigata con mia cognata. Poi mi chiudono nel bagno, mi tappano gli occhi, mi mettono lo spirito e mi infiammano», disse la ragazzina a Magrone dal suo letto d’ospedale.
   


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