A Boscotrecase non si nasce più, chiude il reparto della morte.

A Boscotrecase non si nasce più, chiude il reparto della morte.

A Boscotrecase non si nasce più, chiude il reparto della morte.

Dal 20 aprile nessuna donna potrà mettere al mondo il proprio bambino nell’ospedale di Boscotrecase. Il reparto di maternità, al quarto piano della struttura sanitaria Sant’Anna-Madonna della Neve, sarà cancellato. Spazzato via dall’ennesimo fallimento di una classe politica che macina e guadagna voti seppellendo un reparto ma dimenticando, che dietro quella porta di ferro, ci sono state storie di malasanità ma anche di miracoli. Un reparto in bilico tra scandali e traguardi, tra pianti di gioia e  di dolore. Un reparto ribattezzato più volte, purtroppo, della morte, perchè macchiato dalla morte della piccola Antonia Amato, morta dopo due giorni dalla nascita  per una manovra sbagliata ma travagliata dal tentativo dei camici bianchi di nascondere tutto falsificando la cartella clinica. O come la storia della piccola Francesca,la bambina mai nata: lei e la sua mamma Maria D’Ambrosio sono morte entrambe in sala parto. Francesca, accoccolata ancora nel ventre materno, pronta ad affacciarsi alla vita ma finita invece in quella bara, stretta alla sua mamma. Ma anche storie di vite salvate: un parto gemellare ad una donna con una gravidanza a rischio dovuto al suo peso di oltre 157 chili. Oggi le sue piccole hanno tre anni e sono l’altra faccia di quella struttura a forma di gabbiano che da un lato sopprime reparti ma dall’altro invece li amplia. E’ una delle tante contraddizioni che si svincolano tra  storie maledette per corridoi che ora resteranno vuoti. Lo hanno deciso i vertici dell’Asl Na 3 Sud  perchè qui non si nasce più, perchè contano più i numeri che le scelte strategiche in un territorio che dove ogni giorno di perde la vita per pioggia di piombo tenere un reparto di maternità aperto significava continuare a sperare, a rilanciare un territorio. Da oggi l’unico reparto più vicino sarà quello di Castellammare di Stabia o quello di Nola. «Una trasferta» commentano. «E’ una scelta che fa male – spiega il dottor Giuseppe Cimmarusti – bisognava investire in questo presidio e invece lo si cancella, e tutto con una decisione che lamenta illegittimità anche nel provvedimento intrapreso». Anche lui come la maggior parte dei medici sarà trasferito «ma qui lascio il ricordo della mia prima notte, il mio primo giorno di lavoro con la nascita  di un bimbo». Anche la porta del primario Lacchi è sigillata. E’ andato via da un pò anche lui. Le stanze sono vuote e ogni passo in quel corridoio rimbomba mentre c’è chi ancora spera e grida: «Fermate questa decisione». Ma il dato è tratto e forse non sarà nemmeno l’ultimo: secondo indiscrezioni  infatti questo è il primo reparto che chiuderà, poi seguirà pediatria e poi? Nel frattempo però l’ala che doveva rappresentare una nuova occasione di ampliamento rimane sigillata dietro il degrado, ma forse non per chi ne ha fatto bottini di voti in campagna elettorale.  

 


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