Scuola vietata al non vedente: appello dei genitori per un 17enne

Scuola vietata al non vedente: appello dei genitori per un 17enne

Niente accompagnamento, non vedente non va a scuola

Michele ha 17 anni, non ci vede più e per studiare ha bisogno di una persona che lo porti in auto a scuola. Frequenta un liceo lontano da San Gervasio, dove abita. Per ora provvedono encomiabilmente alcuni volontari di un gruppo benefico, che sopperiscono al Comune. La notizia è riportata dal Corriere.

I volontari svolgono privatamente un compito che – per legge – deve essere curato dai servizi sociali e dall’istruzione. Ma i tempi d’intervento da parte del Municipio di San Gervasio stanno risultando troppo lunghi. Ad osservare la situazione da fuori sembra quasi che la burocrazia, ancora una volta, non voglia tener conto delle esigenze di una persona. In questo caso di un giovane in estrema difficoltà perché ha perso il dono della vista. Sindrome di Stargardt è stata la sentenza.

Il problema si trascina dal 21 marzo ed è esploso giovedì sera in consiglio comunale. Battaglia a favore del ragazzo, interpellanze, repliche con assicurazioni, parole grosse, richieste di risarcimenti a favore dello «studente dimenticato». Ma intanto, anche lunedì come ieri dovrà affidarsi ai volontari. Per stamane ha provveduto il padre Gianfranco, operaio. Ha dovuto cambiare turno nel pastificio in cui lavora. 
Tutta da conoscere nei dettagli questa storia amara ed incredibile. Michele, 17 anni, studente al Mazzolari di Verolanuova, (scienze umane, terzo anno) abitante con papà mamma e due sorelle a San Gervasio – paese di tremila anime distante una dozzina di chilometri dalla scuola – sta lentamente perdendo la vista. Malattia degenerativa, hanno detto gli oculisti. Solo un miracolo riuscirà a fermarla. E le speranze ultime sono riposte in una visita prevista fra qualche settimana a Napoli. Nonostante tutto Michele non si è arreso. Lotta come nei giorni in cui praticava judo. Studia con profitto. S’arrangia a mandare a memoria le nozioni che apprende, o s’affida alle dispense fornite dall’istituto ipovedenti di Brescia.

Ai primi di aprile l’ accompagnatore informa Michele che smetterà di svolgere il lavoro per cui è pagato dal Comune. Lui, scelto fra i lavoratori socialmente utili, ha trovato una occupazione stabile. Quindi dall’oggi al domani deve lasciare l’incarico. Ne informa anche il Comune. E lui, guarda caso, è pure consigliere comunale. Nei casi come quello di Michele la legge impone al Comune di trovare un addetto – oltretutto pagato dalla Provincia – fra il proprio personale. In alternativa può rivolgersi a ditte apposite o a volontari. Sono operazioni che, data l’urgenza, dovrebbero essere risolte alla spiccia. I fatti dimostrano che non è andata così a San Gervasio. Ovviamente non si tirano indietro né il sindaco Giacomo Morandi, né Giacomo Sacchi, assessore ai servizi sociali o l’assessore alla pubblica istruzione Maria Paola Barcellari. Ed anche giovedì sera, pressati dall’interpellanza firmata da Marianna Baldo, Rosaria James Scaburri e Barbara Migliorati dell’opposizione, hanno ribadito l’interessamento. Le parole non si discutono ma i tempi lasciano a desiderare. C’è chi ha fretta e chi la prende comoda. Per fortuna s’è fatto avanti il Gruppo volontari per San Gervasio. Giulio Barbieri, presidente, ha assicurato il servizio fino alla fine dell’anno. Tutti i giorni esclusi sabato e domenica. E poi: «Speriamo in bene – dice Gianfranco, il padre dello studente – Potessi lo accompagnerei io mio figlio a scuola. L’ho già fatto per qualche settimana rubando ore al lavoro. Ora non posso, ho anche mia moglie malata. Dico grazie ai volontari. Con tutto il cuore». 


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