Diciottenne ucciso e sepolto a San Giovanni, ecco perché sono liberi i suoi killer

Diciottenne ucciso e sepolto a San Giovanni, ecco perché sono liberi i suoi killer

Indagini ferme

Erano finiti in pasto all’opinione pubblica. La loro storia, amici e poi assassini di Vincenzo Amendola, era divenuta degna della trama di un thriller. Come la loro cattura, dopo un breve periodo di latitanza: stanati in un casolare al cospetto delle loro nonne. Tutto è durato pochi giorni. Perché Gaetano Formicola – figlio del capo dell’omonimo clan – e Giovanni Tabasco sono stati scarcerati dal Tribunale del Riesame. Ed è proprio nelle motivazioni del “giudici della libertà” che emerge l’ennesimo colpo di scena dell’inchiesta.

Secondo quanto dichiarato dai giudici del Riesame, Mariarosaria Orditura, Luca Purcaro e Francesca Pandolfi “Il contenuto delle intercettazioni telefoniche riportate nell’ordinanza a carico dei soggetti non consente di ritenere un collegamento diretto e univoco tra le dichiarazioni rese da Gaetano Nunziato sull’omicidio di Vincenzo Amendola e la posizione soggettiva di Giovanni Tabasco e Gaetano Formicola rispetto a tale grave fatto di sangue”.

In sisntesi, le prove in mano agli inquirenti non sarebbero sufficienti per l’emissione di una misura cautelare. Le dichiarazioni di Nunziato, che il 18 febbraio si è presentato ai carabinieri e ha confessato spontaneamente di aver assistito al delitto del 18enne e di aver aiutato due persone a sotterrare il cadavere, ha fatto individuare il luogo della sepoltura, ha fatto recuperare un’arma – ora sottoposta ai rilievi balistici – “ma si prestano ad interpretazioni non univoche”.

L’indagine sul barbaro omicidio di Vincenzo Amendola resta dunque impantanata.

 


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