Ercolano. Vincenzo il bimbo disabile e il suo “viaggio infinito” verso scuola in sella ad una vespa

Ercolano. Vincenzo il bimbo disabile e il suo “viaggio infinito” verso scuola in sella ad una vespa

Ercolano. Vincenzo il bimbo disabile e il suo viaggio infinito verso la scuola in sella ad una vespa

Le braccia aggrappate alle spalle di papà. I piedi poggiati sulla pedana di plastica. Il rombo affannato del motorino che imbocca l’ennesima salita mentre sul volto spunta un sorriso, un bagliore che sfida il sole, il vento, la pioggia e pure quel destino beffardo che da quando è nato lo costringe a combatte con l’autismo. E’ il viaggio “infinito” di Vincenzo Spedaliere, il ragazzino disabile di Ercolano che lo Stato ha lasciato a piedi, in nome di quella spending review che spesso taglia anche i diritti. Ha 12 anni, una vitalità dirompente e per curarsi, ogni giorno – con la pioggia o con il sole – è costretto ad arrivare alle porte dell’Antoniano (l’istituto di riabilitazione della zona) in sella ad una piccola Vespa nera che nel motore nasconde 4 cavalli acciaccati. Da 7 anni, infatti, il trasporto per disabili gravi, in questa zona, è stato soppresso. «Mancano i soldi», la frase di funzionari e burocrati che ormai rimbalza nella testa di suo padre, Massimo e di mamma Antonietta. «Ogni giorno è la stessa storia – raccontano i genitori – accompagniamo Vincenzo in motorino per non fargli saltare le terapie che svolge 4 volte a settimana per 50 minuti alla volta. E’ invalido al 100% e sullo scooter non potrebbe neanche andarci, ma è l’unico modo per aiutarlo». Si perché Massimo Spedaliere, il papà di Vincenzo, non ha la patente per l’auto è disoccupato e si arrangia, quando può, immergendosi nel mare vesuviano per tirare fuori cozze e polipi da rivendere alle pescherie del mercato. «Abbiamo 5 figli e ogni mese è difficile anche garantire il minimo indispensabile – racconta mamma Antonietta – non vogliamo soldi o elemosina. Ma solo un pulmino che porti mio figlio e gli altri ragazzi nelle sue condizioni all’istituto dopo la scuola. E’ un loro diritto». Dal basso di via Dogana nel quale vivono Vincenzo e i suoi parenti al centro di riabilitazione, ci sono quasi 3 chilometri tutti in salita sui quali non si arrampica nemmeno un bus di linea. «Siamo abbandonati a noi stessi – afferma mamma Antonietta – adesso che finisce la scuola noi che facciamo?. Io prima lavoravo ma ora non posso, devo aiutare mio figlio». Quella piccola famiglia che a volte fa fatica anche a mettere insieme i 2 euro per la benzina nello scooter, racconta degli appelli caduti nel vuoto, della passione degli insegnanti – «sia a scuola che all’istituto sono stati fantastici in questi anni» – ma anche di un sistema che troppo spesso danneggia i più deboli. «E’ triste dirlo – le parole di mamma Antonietta – ma esistono i malati di serie A e serie B». Poi il racconto delle passioni di Vincenzo, di quella gioia che esplode con le campane a festa. «Devo portarlo in chiesa ogni giorno – racconta papà Massimo – adora il suono delle campane e a volte restiamo seduti per ore ad aspettarle».  Una storia ai limiti della realtà finita anche all’attenzione dell’assessore alle politiche sociali, Giuseppe Tesoriero che promette: «Siamo a conoscenza della situazione e stiamo cercando di trovare una soluzione che possa garantire il servizio di trasporto a questo ragazzo colpito da una grave disabilità. A tal fine stiamo attivando un capitolo di spesa nel piano sociale di zona che consentirà di avviare in tempi brevi il servizio di trasporto che condurrà il ragazzo». Una speranza alla quale si aggrappa il sorriso di Vincenzo. Il bimbo che in motorino, abbracciato a papà, sfida i limiti di un sistema che spesso lascia a piedi i più deboli. 


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