Il clan D’Avino parlava del consigliere Mocerino che è nella commissione antimafia

Il clan D’Avino parlava del consigliere Mocerino che è nella commissione antimafia

Il clan D'Avino parlava del consigliere Mocerino che è nella commissione antimafia

Giovanni D’Avino, boss dell’omonimo gruppo destinatario di una misura cautelare nell’ambito di un’indagine dei carabinieri che ha portato a una ventina di arresti per la contrapposizione fra cosche nella gestione dello spaccio di droga nella bassa vesuviana, si occupa del suo territorio capillarmente, e, quindi, si interessa anche delle elezioni imminenti. E’ lo spaccato che emerge dall’ordinanza firmata dal gip, Paola Valeria Scandone, nella quale diverse conversazioni intercettate nel carcere di Benevento tra il boss, la convivente Anna Giuliano e il figlio Ferdinando, detto Nando, anche lui detenuto, mostrano l’attivismo del clan in vista delle amministrative del 2013 a Somma Vesuviana. Il boss ha una nipote, Concetta, che si e’ candidata nella lista del sindaco poi riconfermato, Raffaele Allocca, per altro senza essere eletta, prendendo 110 voti. Il motivo e’ semplice. L’appoggio del clan e’ ‘di facciata’ perche’ il boss Giovanni, suo zio, in una conversazione del 2 maggio 2013 alla convivente dice esplicitamente di far sapere privatamente al consigliere regionale Carmine Mocerino (capogruppo Caldoro presidente, eletto solo il 3 marzo scorso presidente della commissione regionale antimafia, in sostituzione di Monica Paolino, Forza Italia, indagata a settembre 2015 per voto di scambio politico-mafioso) che l’appoggio vero era ad altri: “ha detto Giovanni il mio voto e’ vostro”. Dunque i D’Avino appoggeranno un altro candidato sindaco, Paola Raia, di cui anche un pentito, Fiore D’Avino, si dice “amico”. Nella misura cautelare, sono diverse le conversazioni tra Giovanni D’avino e Anna Giuliano che fanno riferimento a Mocerino, per altro non indagato in questa inchiesta, cosi’ come tutti gli altri politici locali menzionati. Mocerino, scrive il gip, e’ “indicato come perfettamente consapevole dello status di Anna Giuliano come compagna del boss”, eppure in una conversazione, secondo quanto lei riferisce, durante un incontro per strada, le dice: “vediamo alla regione, vediamo cosa posso fare nell’ospedale e non nella clinica”. Le conversazioni del boss detenuto, intercettate durante i colloqui con i familiari, mostrano anche le frizioni interne al clan e con l’altra cosca per il controllo dello spaccio di droga e delle estorsioni, e anche le dinamiche che portano a diversi agguati.


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