L’identikit dell’uomo “rifatto” sotto gli slip

L’identikit dell’uomo “rifatto” sotto gli slip

L'identikit dell'uomo "rifatto" sotto gli slip

Sono soprattutto giovani o vicini alla mezza età (under 45). Hanno un lavoro normale, come normali sono il loro curriculum sentimentale (coppia stabile) e l”attrezzatura’ che hanno ricevuto in dono da madre natura. Ma sotto gli slip vorrebbero di più, non tanto per stupire la partner con ‘misure straordinarie’, quando piuttosto per non sfigurare agli occhi degli amici. E sentirsi più sicuri di sé dentro e fuori dal letto, spogliatoio compreso. Per questo si mettono in fila dal chirurgo, alimentando le richieste – in continua e netta crescita – di quella che i camici verdi chiamanofalloplastica. Maschi ‘rifatti’ nelle parti intime, lì dove non batte il sole.

In Italia sono 355 quelli analizzati da Alessandro Littara, co-fondatore e responsabile del Centro di medicina sessuale di Milano, nel più ampio studio sul tema mai condotto nel mondo e durato 5 anni. Lo specialista lo racconta all’AdnKronos Salute, alla vigilia dell’11esimo Congresso internazionale di medicina estetica in programma dal 13 al 15 maggio a Roma, insieme al 37esimo Congresso nazionale della Sime, la società scientifica italiana. Pioniere del ‘sex design’ nella Penisola e non solo, l’esperto vanta più di 5 mila interventi di allungamento-ingrossamento del pene, un progetto che presto sfrutterà le promesse delle cellule staminali e un impegno sul fronte della formazione in materia. Per imparare da lui arrivano da tutto il pianeta, sui ‘banchi’ dell’Accademia internazionale di penoplastica (Iap) lanciata 2 anni fa presso il Centro di viale Vittorio Veneto operativo dal 2006. Dieci anni di vita il prossimo autunno. Gli uomini coinvolti nella maxi ricerca protagonista al summit europeo “li ho operati tutti io tra il 2011 e il 2013 – spiega Littara – Il campione è stato poi seguito con controlli regolari per i 2-5 anni successivi, fino a oggi”. Il lavoro permette di disegnare l’identikit del paziente-tipo, ma l’obiettivo principale è “dimostrare i risultati, positivi e duraturi, che si possono ottenere quanto la tecnica operatoria è la migliore (senza l’uso di nessun materiale estraneo all’organismo) e il chirurgo che la esegue ha la competenza e l’esperienza necessarie”. Perché nel settore va messo un po’ di ordine, precisa il medico: “Occorre standardizzare la metodica per tutelare chi vi si sottopone e la nostra immagine”, che rischia di essere compromessa da “tanti esperti improvvisati”. Quelli Doc lungo lo Stivale “si contano sulle dita di una mano: non più di 3 o 4 – assicura Littara – a fronte degli almeno 300 che si propongono quando si avvia una ‘googlata’ su Internet”.

Ma ecco la fotografia emersa dallo studio, il primo ritratto ufficiale dell’uomo che chiede aiuto al bisturi per guadagnare ‘centimetri d’amore’. Nel campione esaminato, riporta il chirurgo, “l’età più rappresentata era quella tra i 35 e i 45 anni (40% dei pazienti); seguono i 25-35enni (30%) e la fascia dai 45 ai 55 anni (25%), ma non mancano i ‘senior’ 55-70enni (5%). La maggior parte degli operati aveva un rapporto stabile: il 67% era sposato o convivente da tempo, mentre solo il 33% era single”. E ancora: “I diplomati erano il 50%, i laureati il 35%, mentre soltanto il 15% si era fermato alla scuola dell’obbligo. Il 27% lavorava come commerciante, il 24% era libero professionista, il 23% imprenditore, il 13% impiegato, il 7% operaio, il 4% artigiano e il 2% studente. Il 40% arrivava da Sud e Isole, il 40% dal Nord e il 20% dal Centro Italia”.

La premessa da fare è che “tutti gli uomini inclusi nella ricerca erano sani. Sono stati quindi esclusi – precisa Littara – i casi di micropenia, o di pene ridotto a causa di interventi o malattie pregresse”. Ma anche al netto di particolari condizioni patologiche, “tutti quanti partivano da dimensioni ritenute nella norma”: 12-16 centimetri in erezione è il range considerato tale, almeno nell’etnia caucasica. Ma pur superando la ‘prova del righello’, “tutti gli operati vivevano una forma di disagio rispetto alle proprie misure intime”. Tormentati da complessi “lievi, medi o gravi, che impedivano loro di vivere la sessualità nella maniera migliore”. Fino al terrore di arrivare al dunque con la partner, o a evitare l’atto per non doversi mettere a nudo.

Eppure, puntualizza il medico, “solamente una minoranza aveva ricevuto ‘appunti’ poco simpatici riguardo alle dimensioni sessuali”. E se commenti c’erano stati, a puntare il dito “non erano state tanto le partner, quanto altri uomini. E’ quella che si dice la sindrome dello spogliatoio”. Come da proverbio l”erba del vicino’ viene vista più verde e la richiesta vola: “In Italia, dove di interventi ne abbiamo sempre fatti tanti, tra il 2014 e il 2015 ho effettuato un 10% in più” di ritocchi. “Ma in tutto il mondo è un vero e proprio boom”, che l’esperto stima in un +40% all’anno. “Solo nel nostro centro passano ogni anno almeno 500-600 aspiranti pazienti”. Non tutti vengono operati e alcuni, “un 20% circa”, non passano la selezione pre-operatoria che si avvale dello psico-sessuologo Marco Rossi. Co-fondatore del Centro meneghino, assiste chi affronta l’intervento anche nella fase post-chirurgica. La dimissione è quasi immediata (3 ore), ma prima di ‘testare il risultato’ bisogna aspettare almeno un mese.

In 2 anni di Accademia, che prevede “corsi hands-on prevalentemente pratici” sotto la guida di Littara, lo specialista ha formato “almeno 30 chirurghi” giunti a Milano “dalle zone più disparate del globo: Arabia Saudita, Barhain, Cina, Emirati Arabi Uniti, Europa, India, Messico, Stati Uniti, Tanzania”. Perché “anche in Africa, mi ha raccontato un collega tanzaniano, ci sono uomini che soffrono il confronto con altri percepiti come meglio dotati”. E “a Città del Messico, 26 milioni di abitanti, l’unico chirurgo che fa penoplastiche si è abilitato da noi” e da allora il suo bisturi è ‘bollente’: “Dice che non si è fermato un attimo”, sorride Littara.

“Grazie al nostro lavoro di formazione – prosegue – oggi in oltre 20 centri del mondo si stanno utilizzando le stesse nostre tecniche chirurgiche per risultati standardizzati, finalmente confrontabili” e di successo, come indica lo studio che “sarà pubblicato a breve su un’importante rivista internazionale indicizzata di settore”. Questi i dati del follow-up: “L’80% dei pazienti ha conseguito un aumento stabile della lunghezza del pene, compreso tra i 2 e i 4 cm con un picco di distribuzione più alto sopra i 3 cm. La circonferenza è cresciuta di oltre il 30% in circa il 75% degli operati, con punte superiori al +40%. Complicanze sono state registrate nel 3% circa dei casi, con un impatto trascurabile. I rari effetti collaterali sono stati minimi, e in nessuno degli operati è stato necessario un intervento correttivo. Le misurazioni sono state effettuate sempre dallo stesso medico e nelle medesime condizioni per tutti”.

Confortati anche da un’erezione regolare, i pazienti sembrano gradire: l’85% si è detto soddisfatto, con un 14% che non ha riferito cambiamenti e un peggioramento percepito nell’1% dei casi. La falloplastica dura circa 75 minuti, in anestesia locale con sedazione. E anche se “non presenta particolari difficoltà, molto dipende dalla tecnica utilizzata e dall’esperienza del chirurgo. Altrimenti si rischiano danni estetici e funzionali di non facile risoluzione”, avverte Littara. Il suo ‘plus’ è “l’impiego esclusivo di materiali propri del paziente”. Sia per l’ingrossamento (grasso corporeo prelevato da pancia o interno coscia e trattato con 3 metodi di purificazione) sia per l’allungamento: con il laser si seziona il legamento sospensore del pene che così ‘scivola’ in avanti, e per tenerlo ancorato nella sua nuova posizione non vengono usati distanziatori in silicone che “possono spostarsi o dare infezioni e dolore”, bensì una speciale sutura anti-retrazione. Efficacia, sicurezza e lunga durata. Per voltare pagina in amore, al prezzo stimato di 6-8 mila euro.


ULTIME NEWS