Torre del Greco, si pente il killer degli Ascione

Torre del Greco, si pente il killer degli Ascione

Torre del Greco, si pente il killer degli Ascione

Fino a qualche mese fa era uno dei sicari al servizio del clan Ascione-Papale, uno degli ultimi reduci della stirpe criminale dei “bottone”. Da ieri è passato ufficialmente alla storia come il 30esimo pentito della camorra vesuviana, l’ultima “gola profonda” della malavita del Miglio d’Oro. Si perché nella lista infinita di killer, affiliati e padrini che hanno alzato bandiera bianca davanti allo Stato c’è, da qualche ora, anche il nome di Giuseppe Costabile, ormai ex affiliato della cosca con base tra Ercolano e Torre del Greco. 

Una decisione maturata qualche mese fa e blindata dalla sentenza che ha condannato a 8 anni di reclusione (con il beneficio delle attenuanti riserverate ai collaboratori di giustizia) il 38enne di Ercolano per associazione a delinquere di stampo mafioso e per il tentato omicidio di Marco Cefariello, il boss del clan Birra-Iacomino che proprio qualche settimana fa ha annunciato il suo pentimento. 

Costabile, in libertà vigilata fino al luglio del 2015, finì in carcere quasi un anno fa in quanto destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip Amelia Primavera. Per gli inquirenti, Costabile ha fatto parte della batteria di fuoco al servizio del clan Ascione-Papale negli anni della guerra di camorra, in particolare nel biennio 2003-2005. L’affiliato con licenza di uccidere, per gli ambienti della camorra più semplicemente Peppe ‘o ragno, avrebbe – sempre per conto dei “bottone” – gestito il business delle estorsioni, riscuotendo il pizzo imposto alle attività commerciali, fino a qualche anno fa la principale fonte di sostentamento per le cosche vesuviane. Dall’inchiesta sul tentato omicidio di Marco Cefariello, Peppe ‘o ragno viene ritratto come un sicario senza scrupoli, al punto da rendersi protagonista di un’incursione armata in via Pace, una delle strade simbolo del regno del clan Birra-Iacomino. Le sue dichiarazioni potranno far luce, oggi, sugli ultimi tasselli di una guerra senza confini. Una faida cruenta e sanguinaria già svelata, quasi totalmente, dagli arresti e dalle inchieste con le quali, in questi anni, l’Antimafia e i carabinieri di Torre del Greco hanno decapitato il gotha della camorra vesuviana. 

Il nome di Costabile va ad aggiungersi alla lista dei collaboratori “eccellenti” un tempo vicini alla federazione criminale nata dalla fusione tra i “bottone” e i siciliani di vico Moscardino. Da lady camorra, Antonella Madonna – ex moglie del boss Natale Dantese – passando per l’altro sicario pentito, Ciro Gaudino, per chiudere con Fausto Scudo e il killer poeta, Salvatore Fiore, nipote del boss Luigi Nocerino, ritenuto il “re” del racket ai cantieri edili. Un esercito di “gole profonde” – con Costabile sono 12 i pentiti del clan Ascione-Papale e 18 quelli dei Birra-Iacomino – che stanno facendo tremare ciò che resta dei santuari della camorra all’ombra del Vesuvio. 

 

Li aveva semplicemente invitati ad uscire dal suo bar. Si è ritrovato a dover raccogliere i cocci di tazzine e lampade distrutte e suon di calci. E’ la storia dell’incredibile raid vandalico messo a segno da una baby gang di 5 minorenni ai danni di un imprenditore in via Circumvallazione. L’episodio la scorsa sera, quando per l’ennesima volta il gruppetto di “clienti indesiderati” ha messo piede nel locale, iniziando a disturbare sia gli impiegati che gli altri avventori presenti nel bar. Dopo una serie di avvertimenti pacati e inviti alla calma, l’imprenditore ha così chiesto  ai ragazzini ad abbandonare il bar. Una richiesta mal digerita dal gruppetto che si è così accanito su alcuni arredi presenti all’interno del locale, in particolare diverse lampade luminose. Sul posto sono immediatamente arrivati i carabinieri della stazione Capoluogo. Gli uomini guidati dal comandante Vincenzo Amitrano e coordinati dal maggiore Michele De Rosa, hanno identificato i 5 giovanissimi protagonisti del raid. I baby vandali, dopo le formalità di rito, sono tutti stati denunciati a piede libero per danneggiamento aggravato. 

Una “bravata” che adesso potrebbe costare il processo al gruppetto di giovani “clienti indesiderati”. 


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