L’Assemblea delle donne: “Stabiesi alla rappresentazione di se stessi”

L’Assemblea delle donne: “Stabiesi alla rappresentazione di se stessi”

L?Assemblea delle donne: ?Stabiesi alla rappresentazione di se stessi"

Questo nuovo esperimento drammaturgico firmato Camilla Scala è nato da una serie di scommesse fatte da un gruppo di giovani donne che hanno scelto il teatro come mezzo di comunicazione con se stesse prima e con gli altri poi. Dal parlamento delle donne di Aristofane nasce l’ Assemblea delle donne, messo in scena il 13 e 14 maggio al Teatro Supercinema di Castellammare di Stabia per la regia di Camilla Scala.

Una scenografia molto sobria ed efficace accoglie il coro delle donne ateniesi che si incontrano per decidere le storti della città, ormai seppellita dai governanti di turno. L’idea è quella di travestirsi da uomini e farsi votare dal parlamento per prendere il potere e sovvertire le leggi vigenti.

Ci riescono grazie all’abile dialettica di Prassagora, interpretata con molta ironia e garbo da Mariella Cascone; e così che inizia l’utopico governo delle donne, dove tutto e di tutti, dove non esistono i padroni, dove la legge non serve perché non vi è motivo di uccidere o rubare.

Il secondo atto si apre con una parabasi commovente, firmata dalla stessa Scala e da Giuliana Caso, che racconta la storia della donna fin dall’inizio dei tempi. Un excursus storico su come  tutte le epoche hanno in qualche modo sacrificato la donna sull’altare dell’egoismo, della violenza e della sofferenza. Un momento molto intenso e fortemente sentito dalle interpreti, prima su tutte l’ottima  Laura Amalfi che ha dato prova delle sue ineccepibili doti drammatiche.

Meno convincente la scelta di voler alleggerire un momento di così forte pathos con la scena comica del litigio tra  una vecchia e una fanciulla che si contendono, a suon di canzonette d’avanspettacolo,  un solo uomo allo scopo di appagare le loro pulsioni .

Scelta che costringe lo spettatore a dover repentinamente saltare da una considerazione storico sociale della donna nei secoli alla messa in scena dei vizi umani.

Potrebbe essere questa scelta  provocatoria come lo è stata quella di rappresentare il testo di Aristofane in un momento politico e sociale così difficile per Castellammare?

Aristofane denuncia gli intrighi politici degli ateniesi a difesa del popolo affamato e senza speranze, li denuncia e li attacca senza remore alcune. Fa lo stesso la nostra regista, ma non con la stessa fortuna , perché in platea non v’era altro che la borghesia, democratica e non, ad essere suo malgrado alla rappresentazione di se stessa, sempre che sia arrivato per intero il messaggio di Aristofane – Scala, dal momento che erano tutti un pò distratti da telefonini che brillavano al buio. Una menzione speciale alle percussioni dal vivo del bravissimo Antonio Montuori e alle coreografie di Paola Carbone che ha dato movimento alle scene corali, facendo di tanti corpi uno solo.

Ora non possiamo fare altro che attendere una nuova produzione della regista stabiese, esortandola a non fermarsi nel suo cammino, perché questa città ha bisogno di risorse come la sua, ha bisogno di recuperare, di re- imparare , di aprire gli occhi. 

 


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