Stupro in spiaggia: le donne salernitane si riprendono Santa Teresa

Stupro in spiaggia: le donne salernitane si riprendono Santa Teresa

Manifestazione a Santa Teresa

Braccialetti rossi, sigarette alla mano e la voglia di dire basta. Venerdì sera presso il solarium di Santa Teresa di Salerno, teatro del terribile episodio di violenza sessuale avvenuto pochi giorni fa ai danni di una giovane trentunenne, si è svolta un’iniziativa di solidarietà organizzata da un gruppo di giovani donne salernitane per dire basta alla violenza sulle le donne. Durante l’incontro ognuno ha potuto esprimere la propria opinione su quanto accaduto e avanzare proposte concrete su cosa fare per evitare che episodi di questo tipo accadano ancora e che non aumentino l’isolamento nelle donne a scapito della voglia di cambiamento. Anche Mariella Palmieri la pensa così. Originaria di Baronissi, a lungo presente attivamente nel mondo politico salernitano, Mariella oggi vive in Francia ed è rimasta molto colpita da questo terribile episodio accaduto nel luogo simbolo della rinascita della città. Secondo lei, la risposta di Salerno deve essere soprattutto culturale. «L’idea di venire a fumare una sigaretta in questo luogo ha una valenza simbolica, è un gesto che serve a sottolineare la convinzione che le donne hanno il diritto di riappropriarsi della propria libertà, dei propri spazi, della propria città. Non devono esserci luoghi interdetti alle donne, orari in cui è meglio non camminare da sole per strada o gesti che è preferibile non fare in pubblico come il semplice fumare una sigaretta. È necessario che questo gesto arrivi soprattutto alle giovani donne che avvertono sempre più spesso queste restrizioni sociali e culturali alla propria libertà di movimento». Lotte che sembravano vinte da decenni ritornano attuali ogni volta che una donna decide di mettere dei pantaloni piuttosto che la gonna per il timore che possa essere visto come un invito. «L’arretramento culturale è conseguenza di quello sociale ed economico. La precarietà lavorativa e la regressione economica – ha concluso – portano ad un imbarbarimento delle relazioni interpersonali di cui le prime vittime sono sempre le donne».


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