Affare parcheggi a Scafati, Loreto jr chiese altro lavoro a Voccia De Felice

Affare parcheggi a Scafati, Loreto jr chiese altro lavoro a Voccia De Felice

Nuovi retroscena nell'inchiesta

Aurelio Voccia De Felice incontrò gli esponenti del clan Loreto/Ridosso più di una volta. A spiegarlo al pm dell’Antimafia di Salerno, Giancarlo Russo, è Alfonso Loreto junior, durante uno degli interrogatori che costituiscono le 450 pagine di memoriale dove il figlio dell’ex primula rossa Pasquale ricostruisce anni di omicidi, estorsioni e attività di usura sul territorio scafatese. «Ci siamo incontrati con Voccia per un lavoro», ha sostenuto il collaboratore di giustizia facendo riferimento alla vicenda legata ai parcheggi della società Aipa di cui Voccia fu consulente anche se non ufficialmente.  Parole che inducono il magistrato a capirne di più. Fino a fargli dire: «Dopo quest’estorsione, se ci sono state altre». E Alfonso Loreto non ha esitazioni: «Sì, io andai da Voccia sinceramente per chiedergli del lavoro». Il resto del verbale è coperto dal segreto istruttorio, ma apre di nuovo il discorso sulla questione della gestione dei parcheggi nella città dell’Agro nocerino sarnese. «Prendemmo 45mila euro – dice Alfonso Loreto –  ma dicemmo a tutti che ce ne aveva dati 30. Gli altri 15mila li dividemmo noi». Quei noi sono Loreto junior, Gennaro e Luigi Ridosso. A Romolo Ridosso, Salvatore Ridosso e Pasquale Loreto la cifra dichiarata fu minore per dividere un importo meno elevato. Nel 2010, infatti, la gestione dei parcheggi di Scafati era dell’Aipa, una società con sede a Milano, con Aurelio Voccia De Felice – figlio dell’ex sindaco Dc di Scafati e per anni uomo di fiducia dell’attuale primo cittadino, Pasquale Aliberti – individuato dal clan come uomo di fiducia della società che aveva vinto l’appalto della sosta a Scafati. 

 

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