Castellammare. Non ci sono soldi per il turismo. Privati e fondi Ue uniche chance

Castellammare. Non ci sono soldi per il turismo. Privati e fondi Ue uniche chance

Castellammare. Non ci sono soldi per il turismo. Privati e fondi Ue uniche chance

Hai voglia a parlare di sviluppo, di idee e programmi per rilanciare un settore in crisi e mai veramente valorizzato a Castellammare come il turismo. Il Comune, da solo, può fare poco, anzi pochissimo. Basta guardare il bilancio di previsione approvato dal commissario prefettizio Claudio Vaccaro per rendersi conto che la situazione delle casse comunali sono quelle che sono e di fondi a disposizione per valorizzare e promuovere il territorio in ambito turistico ne restano veramente pochi: 176mila euro appena per i prossimi tre anni (24mila nel 2016, 69mila per il 2017 e 83mila nel 2018). Certo, il riequilibrio di bilancio garantirà una crescita costante nel tempo ma di sicuro quei fondi non bastano nemmeno a organizzare una campagna di promozione decente per un mese. Almeno con fondi comunali. Una verità che, a dirla tutta, non hanno nemmeno nascosto i cinque candidati a sindaco in corsa per le prossime elezioni comunali. Ognuno con idee e progetti propri, hanno aperto a partenariati con i privati e alla necessità di intercettare fondi europei in questo settore. 

Il mancato sviluppo del turismo ha danneggiato pesantemente anche il commercio, se è vero com’è vero che proprio nella relazione istruttoria che accompagna l’approvazione del bilancio di previsione il Comune i tecnici evidenziano che «particolare attenzione e prudenza è stata posta nella determinazione del flusso derivante dall’addizionale irpef comunale, che ha visto confermata l’aliquota ma un abbassamento della relativa previsione di entrata nella considerazione che il periodo di recessione economica nazionale ed il particolare del degrado economico sul territorio comunale che per la chiusura di molte attività, in particolare commerciali, vedrà sicuramente diminuire la base imponibile su cui calcolare l’imposta». Insomma, le serrande abbassate fanno diminuire le entrate per il Comune. 

Infine, dallo strumento finanziario emergono le disastrose gestioni passate delle società partecipate. Mentre per la Sint la situazione si va normalizzando (1,7 milioni di euro le perdite nel 2015 che saranno ripianate attraverso l’utilizzo della riserva di rivalutazione ex legge n. 2/2009), il vero dramma riguarda l’Asam. La società ora in liquidazione ha accumulato debiti nel triennio 2013-2015 per 670mila euro che ricadono sul bilancio di previsione appena approvato. Mentre i 16,7 milioni di euro accumulati dal 2006 al 2012 finiscono sulla massa debitoria del dissesto. Proprio per quanto riguarda il dissesto va evidenziato che il Comune ha aderito alla procedura semplificata proposta dalla commissione straordinaria di liquidazione. E uno dei passaggi determinanti per soddisfare i creditori sarà quello di dismettere il patrimonio non strategico. Immobili e case di proprietà comunale che dovranno essere messi a bando dalla prossima amministrazione.   

 

 

Un incontro tra le associazioni, domani alle 18, all’Asharam, bene confiscato alla camorra nel quartiere Santa Caterina, per discutere della “Castellammare che vorrebbero”. L’incontro pubblico è stato ideato dall’associazione “Gli amici della Filangieri”. In vista delle imminenti elezioni comunali, l’associazione di promozione sociale “Gli amici della Filangieri” propone all’attenzione della cittadinanza stabiese un incontro pubblico dal titolo “Parola alle Associazioni: La Castellammare che vorremo”. 

«Negli ultimi anni, abbiamo visto che il nostro ruolo è andato ben oltre, spesso la nostra azione è andata a colmare lacune lasciate dai nostri amministratori – commenta Aldo Ivano Iezza, presidente de “Gli amici della Filangieri” – mentre il confronto diretto con essi è risultato deludente. Domani sarà, dunque, una buona occasione per presentare, pubblicamente e tutti insieme, le nostre idee, i nostri progetti, gli spunti, i sogni che da anni elaboriamo nella speranza che arrivino a chi di dovere».


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