Mazzette al Ruggi, i retroscena delle scarcerazioni dei medici

Mazzette al Ruggi, i retroscena delle scarcerazioni dei medici

«Solo rapporti di natura privata» secondo i giudici

Il peculato da contestare ai medici indagati nella vicenda delle mazzette all’ospedale “Ruggi” di Salerno è da essere riqualificato in peculato d’uso, riferibile al solo uso delle strumentazioni mediche». Chiare le motivazioni del Tribunale del Riesame di Firenze (presidente Livio Genovese) che si è espresso sulla richiesta di  revoca (accolta) della misura cautelare ai domiciliari per i neurochirghi Gaetano Liberti e Luciano Brigante (resta agli arresti in casa per il Riesame di Salerno), accusati di aver gestito la struttura sanitaria pubblica come una clinica privata. E sul capitolo della concussione i giudici del Tribunale della Libertà danno un taglio netto alle accuse mosse dal sostituto procuratore Dina Cassaniello. Il riferimento è per gli interventi chirurgici a persone con patologie tumorali i cui familiari avevano  sborsato cifre anche vicine ai 60mila euro per sottoporre ad operazione un loro congiunto:  «Si tratta di accordi- scrivono i giudici accogliendo le tesi degli avvocati Padovani, Carbone e Villani- liberamente intervenuti di natura privatistica relativi alla scelta del chirurgo (Fukushima) effettuata dagli interessati, al di fuori di alcuna costrizione nei loro confronto…». In sostanza, per il Riesame di Firenze, «i privati si erano rivolti consapevoli di ciò e già determinati a corrispondere compensi anche non esigui per le prestazioni che richiedevano». Essendo rimasti immutati i capi di imputazione nella trasmigrazione di parte del procedimento da Salerno a Pisa, che potrebbero concretare l’ipotesi di peculato, essi attengono solo in particolare alla messa a disposizione della sala operatoria dell’ospedale Ruggi, per l’effettuazione degli interventi e «alla mancanza di autorizzazione della direzione ospedaliera a Fukushima a operare- scrive il Riesame-in tal modo parendo appuynto potersi enuclare solo ipotesi di illegittima momentanea disponibilità realizzata di beni dell’ente ospedaliero, quindi, in sostanza di peculato d’uso, che consente solo la misura cautelare interdittiva della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio».

 

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