Un raid anticipò l’incasso della tangente sui parcheggi di Scafati

Un raid anticipò l’incasso della tangente sui parcheggi di Scafati

Picchiati i vertici dell'Aipa

La mazzetta chiesta all’Aipa potrebbe non essere l’unica pretesa dal clan Loreto-Ridosso ad aziende con rapporti con l’amministrazione comunale di Scafati. Le parole di Alfonso Loreto junior, collaboratore di giustizia e figlio dell’ex primula rossa Pasquale, stanno continuando a spiegare gli intrecci tra criminalità organizzata e colletti bianchi nella città dell’Agro nocerino sarnese. Negli ultimi interrogatori il pentito, dunque, avrebbe approfondito la questione relativa alla tangente intascata dall’ingegnere Aurelio Voccia De Felice, il figlio dell’ex sindaco Dc, Franchino Voccia, che in qualità di rappresentante della società lombarda pagò 45mila euro per permettere all’azienda di poter gestire senza problemi l’appalto dei parcheggi vinto con regolare gara dall’Acse. Quello, infatti, non sarebbe l’unico caso riconducibile ad aziende impegnate sul territorio e aventi rapporti con l’ente di Palazzo Mayer. “Fonsino” avrebbe raccontato i particolari dell’aggressione ai danni dei funzionari milanese dell’Aipa, arrivati a Scafati dopo che già c’era stato un contatto con Voccia De Felice. Ma proprio per il primo rifiuto di quest’ultimo ad assecondare le richieste del clan venne organizzato il raid punitivo, tra via Sant’Antonio Abate e via Oberdan. Un episodio, all’epoca dei fatti, denunciato anche alla locale tenenza dei carabinieri e che, molto probabilmente, convinse i manager dell’Aipa a pagare la tangente al clan egemone in città. Un raid eseguito tramite una soffiata che, secondo il pentito, sarebbe arrivata dagli uffici di Palazzo Mayer. Dettagli importanti che, a distanza di anni, determinerebbero un disegno ben preciso e che sarebbe solo uno degli episodi portato a compimento dalle allora nuove leve del crimine scafatese. 

 

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