Di Maio: “No al referendum, dimissioni di Renzi e voto nel 2017”

Di Maio: “No al referendum, dimissioni di Renzi e voto nel 2017”

Di Maio: "No al referendum, dimissioni di Renzi e voto nel 2017"

Vittoria del “NO” al referendum sulle riforme, dimissioni del premier Matteo Renzi e voto anticipato nel 2017. E’ il crono-programma del M5S che ormai punta apertamente a “sfrattare” il segretario del Pd da Palazzo Chigi ed a sostituirlo con Luigi Di Maio. E’ proprio il candidato in pectore pentastellato a lanciare la sfida a Renzi: “Il giorno dopo il referendum, quando mi auguro vinca il “NO”, spero che, una volta nella sua vita, Renzi rispetti la parola e si dimetta”. Ma non basta: “E speriamo nelle elezioni in Italia per l’anno prossimo, quanto prima”. Sulla data del referendum e’ iniziata una lunga riflessione anche nel Pd, dove c’e’ chi, come Francesco Boccia, propone di rinviarlo proprio al 2017 dopo un congresso del partito. L’intenzione dei cinquestelle, invece, e’ cavalcare l’onda lunga del successo alle amministrative che ha portato alla conquista di Roma e Torino. Ma anche sfruttare le divisioni interne alla maggioranza nate proprio dopo il voto per le comunali: gli “avvertimenti” di Ap e di Ala con il governo che e’ andata sotto al Senato; e le critiche piu’ decise al premier da parte della minoranza dem che punta ad una modifica della legge elettorale. Quanto all’Italicum, Di Maio rifiuta le ricostruzioni secondo le quali il M5S ora sarebbe a favore di un mantenimento della legge cosi’ com’e’ soltanto perche’ favorisce i cinquestelle: “Noi abbiamo una posizione netta che e’ contraria all’Italicum – spiega – Abbiamo un modello alternativo. Anche se ci fosse una legge che possa favorirci noi non la sosterremo”. La strategia comunicativa e’ cambiata: i toni iper-aggressivi usati da Beppe Grillo nelle scorse campagne elettorali stanno lasciando il posto alla “rivoluzione gentile” che ha il volto femminile di Virginia Raggi e Chiara Appendino e quello dei “ragazzi” del direttorio: lo stesso Di Maio, Alesssandro Di Battista e Roberto Fico. Cosi’ e’ stato alle ultime amministrative ma e’ evidente anche in questi giorni con il cambio di passo sull’Europa. Sulla Brexit i giudizi dei pentastellati sono apparsi misurati, ben distanti dalle critiche durissime dei loro primi mesi in Parlamento nei confronti dell’Unione culminate in una campagna ed una proposta di legge per un referendum sull’Euro. “In Gran Bretagna tutti sapevano che si stava per abbattere uno tsunami politico. Ora anche in Francia si attendono uno tsunami che si chiama Le Pen, mentre in Germania si chiama Alternative fuer Deutschland. Dovreste essere rincuorati da noi del M5S”, avvisa Di Maio. Come a dire che il M5S non e’ estremista come il Front National francese o i nazionalisti tedeschi. L’idea, comunque, e’ non lasciarsi sfuggire l’opportunita’ del voto anti-sistema alla base del malcontento continentale. La “Fase 2” e’ iniziata. In vista del referendum di ottobre si punta a radicare il Movimento sul territorio. E’ stata creata una struttura organizzativa che cura i rapporti con tutti gli amministratori locali (sindaci e consiglieri) coordinata da tre parlamentari e sotto la super-visione di Di Maio che in settimana ha incontrato tutti e 38 i sindaci pentastellati. Subito dopo la pausa estiva, proprio a ridosso delle date inizialmente indicate per il referendum sulle riforme, il movimento ha previsto una prima prova di forza: il 24 e 25 settembre a Palermo si terra’ la terza edizione di “Italia a 5 Stelle”, la festa nazionale del movimento con la partecipazione degli oltre 500 “portavoce” (parlamentari, eurodeputati, sindaci e consiglieri). Con un obiettivo: lanciare un “avviso di sfratto” a Renzi. 


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