ITALIA-SPAGNA. E se fosse l’ultima notte? Una rivincita non dà mai alibi, serve sete di vendetta

ITALIA-SPAGNA. E se fosse l’ultima notte? Una rivincita non dà mai alibi, serve sete di vendetta

E se fosse l'ultima notte? Una rivincita non dà mai alibi, serve sete di vendetta

E se fosse l’ultima notte? E se davvero finisse qui? Lucida follia chiede Antonio Conte, la stessa che lui ci mette nell’andare avanti e indietro come un forsennato in panchina. L’Italia brutta e sporca deve tornare ad essere quella vista contro il Belgio, perché – inutile nasconderlo – la squadra che ha battuto la Svezia non basta e figuriamoci se l’Italietta del lentissimo Thiago Motta potrebbe servire contro le Furie Rosse. Quelle, sempre Furie sono, meno furiose, ma restano una delle big del torneo, una delle squadre che può arrivare fino alla fine, ma non all’altezza di Francia e soprattutto Germania. E allora l’Italia è chiamata all’impresa, pure se ha un problema grande grande a sinistra (e forse da lì nasce l’esigenza del modulo per avere un solo esterno) e deve adattare un interno, sempre a nel centrosinistra. Italia-Spagna è una rivincita e alle rivincite non si danno alibi: o si esulta o si muore. Questa, però, è più di una rivincita. Bisogna scendere in campo con la sete di vendetta, con la cattiveria di chi deve ricordare di essere finito col culo in terra mentre gli spagnoli giochicchiavano in finale quattro anni fa. Italia-Spagna è l’occasione per ridare al calcio italiano un’occasione. E’ la partita che Conte si aspettava di non dover giocare per il primo posto ottenuto nel girone con una giornata di anticipo. Invece, eccola Italia-Spagna, perché è giusto togliersi subito il pensiero ed esaltarsi, dopo aver riposato abbastanza per il turn over massiccio contro l’Irlanda. Sarà un pomeriggio azzurro e una notte di lunghi pensieri. Speriamo solo che a toglierci il sonno sia la Germania e non certo un viaggio di ritorno. Uscire agli ottavi, anche a testa alta, sarebbe comunque un fallimento. E dopo l’ultimo Mondiale di fallimenti, il calcio italiano, non ne ha proprio bisogno. 


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