Pino Daniele Alive: museo digitale dove saranno vietati i selfie

Pino Daniele Alive: museo digitale dove saranno vietati i selfie

Pino Daniele Alive: museo digitale dove saranno vietati i selfie

“Pino Daniele amava suonare piu’ di qualunque altra cosa e trovava nel live la sua dimensione ideale, con l’inseparabile chitarra sempre addosso. Per questo, con un gioco di parole, si chiamera’ Pino Daniele Alive il museo digitale a lui dedicato a Napoli, la sua citta’. Lo racconta, in anteprima a Trani in occasione della maratona delle idee digitali DigithON, il figlio del cantautore, Alessandro, che con il papa’ ha diviso vita e lavoro piu’ di chiunque altro. Niente selfie nel museo. I telefonini resteranno fuori “per potersi completamente immergere nel mondo e nelle note di mio padre e per potersi emozionare”, spiega Alex. Sara’ interessante conoscere come era Pino Daniele anche “prima di diventare Pino Daniele”, attraverso i provini dei suoi primi tre dischi con chicche inedite come il primo spunto da cui nacque Napul’e” (e una lettura in versione madrigale dello stesso capolavoro) . “Una parte del tantissimo materiale selezionato per il museo sara’ subito visibile, altre cose saranno aggiunte successivamente”, racconta Alex, che ha potuto realizzare con la Fondazione questo sogno, ad un anno e mezzo dalla scomparsa del papa’, anche grazie ai discografici e con il contributo delle emittenti televisive che hanno reso disponibili molti filmati d’archivio. Il museo sara’ pieno di schermi che raccontano il percorso personale e artistico di Pino Daniele, con una stanza in cui si illustrano anche le origini e la vita dell’artista prima dell’esordio discografico. Nella sezione ‘Il codice di Pino’, con una bella intervista inedita, vediamo il cantautore passeggiare tra le sue prime due chitarre e quelle di tanti altri artisti, da Bryan Adams a Maurizio Solieri. Centrali nel racconto per suoni e immagini sono “le contaminazioni etniche, jazz, blues, l’anima latina e le melodie” che hanno reso unica e irripetibile la multiforme arte di Pino Daniele che, ricorda il figlio, “amava definirsi un musicista che canta”. Per la ricerca di un suono, racconta Alex, “mio padre studiava anche 4 o 5 ore al giorno”, poi magari andava sul palco e lavorava per sottrazione. “Usava la tecnologia anche se aveva un problema agli occhi e lo infastidiva chi scaricava la musica illegalmente da internet”. Ha sempre cercato “il confronto con le nuove generazioni”, aggiunge, anticipando che la Fondazione Pino Daniele Trust onlus (che ha realizzato il museo insieme alla Fondazione Mediterraneo) aiutera’ anche i giovani talenti con borse di studio, in collaborazione con i conservatori. L’esposizione, non solo digitale, non potra’ fare a meno delle amatissime chitarre di Pino. Situata nel cuore di Napoli, la mostra permanente si trova all’interno del Museo della pace – MAMT (spazio dedicato ad arte, musica e tradizioni del Mediterraneo) in un luogo caro all’artista, che il figlio definisce “un ragazzo di strada, semplice e riservato, che non metteva in piazza la sua vita privata”. Anche ora che non c’e’ piu’, Alex,, schivo come il padre, lo avverte sempre al suo fianco. E oggi, a poche ore dall’inaugurazione del museo, vince la timidezza e rivela qualche aneddoto che il pubblico apprezza. Racconta, ad esempio, che se Pino Daniele non fosse diventato quello che abbiamo conosciuto e amato, avrebbe continuato a fare tanti lavori, come il fioraio, e sarebbe forse diventato uno steward di Alitalia. Difficile immaginarlo in divisa, ma, se questo non e’ successo, – conclude accennando un sorriso – “dobbiamo dire grazie alla casa discografica che lo contatto’ nello stesso momento in cui stava valutando di cedere alle lusinghe del posto fisso”.


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