In Italia ogni ora si spendono 2,5 milioni per le forza armate

In Italia ogni ora si spendono 2,5 milioni per le forza armate

In Italia ogni ora si spendono 2,5 milioni per le forza armate

In Italia si spendono ogni ora 2,5 milioni di euro per le forze armate, di cui mezzo milione all’ora per l’acquisto di nuovi armamenti. La spesa italiana per la difesa e’ da anni sempre sopra il 23 miliardi di euro l’anno. “Spese ingentissime ma poco trasparenti, basti pensare a cosa e’ successo quando le Camere hanno provato a esercitare la loro funzione di controllo democratico sul programma F-35, scontrandosi con le lobby politico-militari-industriali che hanno fatto muro respingendo quella che giudicano come indebita intrusione in una materia di loro esclusiva competenza”, spiega Francesco Vignarca, coordinatore di Rete Italiana per il Disarmo e autore di diversi volumi e articoli sul tema degli armamenti. “Oppure alla discrepanza che esiste fra la spesa previsionale che si puo’ vedere nella annuale legge stabilita’ e il consuntivo: li’ le cifre sono sempre diverse e spesso al rialzo, e’ una cosa che abbiamo notato ma non sappiamo ancora come e perche'”. Ecco quindi l’idea, nata da Vignarca e Enrico Piovesana, giornalista collaboratore del Fatto Quotidiano, con la collaborazione del Movimento Nonviolento di dare vita a MIL’X – Osservatorio sulle Spese Militari Italiane: un istituto indipendente ispirato ai principi di obiettivita’ scientifica e neutralita’ politica. “MIL’X non e’ un progetto pregiudizialmente antimilitarista e non si oppone in maniera ideologica alle spese militari, riconoscendo l’esigenza di mantenere efficienti e moderne le nostre forze armate. Il progetto mira tuttavia a rendere trasparenti queste spese, analizzandone in maniera obiettiva gli aspetti critici inerenti alla loro razionalita’, utilita’ e sostenibilita’, in particolare per quanto concerne i programmi di acquisizione di armamenti. Il problema non e’ l’acquisto in se’ di nuovi aerei, nuovi carri armati e nuove navi da guerra, ma le modalita’ e criteri con cui tali acquisti vengono fatti, a partire dalla necessita’ di una corretta e completa informazione al Parlamento su caratteristiche tecniche e costi dell’armamento richiesto, l’effettiva necessita’ operativa in termini di idoneita’ del mezzo e di quantita’ richieste, le possibili alternative, la sostenibilita’ logistica del programma nel lungo periodo”, si legge nella presentazione sul sito (qui il video di presentazione del progetto). Il primo passo sara’ la pubblicazione, a novembre 2016 (quando cioe’ ci sara’ anche il budget per il 2017, con la legge di stabilita’), del Primo Rapporto Annuale MIL’X sulle Spese Militari Italiane: vuole essere un testo analitico ma di agevole lettura, ricco di notizie inedite e curiosita’, di dati e statistiche, nel quale sara’ presentata un’analisi critica e obiettiva della spesa militare italiana. Vignarca fa un esempio: “a Vercelli c’e’ un deposito con 3.500 carri armati blindati, inutilizzati”, racconta, “alcuni sono pezzi da museo, altri sono stati acquistati pochissimi anni fa. Perche’ sono li'” Perche’ sono stati comprati? Servivano o non servivano? Non abbiamo informazioni?. Lo stesso si puo’ dire dei sei miliardi stanziati per le nuove navi o per “Forza NEC”, il progetto per la digitalizzazione dei soldati. Per fare questo lavoro di ricerca e analisi (che ovviamente poi avra’ una funzione pubblica, in quanto accrescera’ la consapevolezza e renderera’ possibile un controllo democratico sulle spese militari italiane), MIL’X lancia una campagna di crowdfunding su Eppela: “abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti coloro che riconoscono l’importanza e il valore etico e politico del controllo democratico sulle spese militari e che ritengono il nostro progetto meritevole di sostegno. Il lavoro per la realizzazione del Rapporto MIL’X (qui l’indice provvisorio) verra’ avviato solo se al termine della campagna di crowdfunding sara’ stata raggiunta la cifra prestabilita e solo in quel caso le donazioni verranno accettate”, spiegano Vignarca e Piovesani. Se questo primo passo avra’ successo, ne seguira’ un secondo: la creazione dell’Osservatorio vero e proprio e l’avvio delle sue attivita’.


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