Ex manager di Deutsche Bank fece rapire la escort perché incinta: temeva per l’eredità

Ex manager di Deutsche Bank fece rapire la escort perché incinta: temeva per l’eredità

Ex manager di Deutsche Bank fece rapire la escort perché incinta: temeva per l'eredità

Per l’ex manager di Deutsche Bank Marco Pracca, accusato di essere stato nel 2011 il mandante del sequestro ai danni di una escort, che aspettava un bambino da lui, per costringerla ad abortire, la “nascita” di quel bimbo “avrebbe gravemente turbato” gli “equilibri familiari” sia per lo “stravolgimento” delle “aspettative ereditarie”, sia per “un possibile approfondimento” da parte della sua famiglia sulla donna a cui era legato. Lo scrive la Corte d’Assise d’Appello di Milano nelle motivazioni della sentenza con cui, lo scorso febbraio, ha aumentato da 4 a 7 anni e 4 mesi di carcere la condanna per l’ex dirigente della banca. La Corte, presieduta da Sergio Silocchi, infatti, ha riconosciuto che si era trattato di un sequestro a scopo di estorsione, mentre in primo grado la condanna era arrivata per sequestro ‘semplice’. I giudici di secondo grado, tra l’altro, accogliendo in sostanza le richieste del sostituto pg Tiziano Masini, hanno condannato anche altri 5 coimputati a pene comprese tra i 12 anni e 8 mesi e i 3 anni e 8 mesi di reclusione. Secondo le indagini del pm Luca Gaglio, Pracca (anche imputato e poi assolto nel processo cosiddetto ‘Parmalat banche’), 61 anni, avrebbe ingaggiato alcune persone, poi finite anche loro alla sbarra, per sequestrare la donna di 29 anni con cui aveva avuto una relazione durata circa un anno e mezzo e che era incinta di sette mesi. La escort, il 6 marzo 2011, stando alle indagini, venne prelevata a Milano e tenuta segregata in una casa nella campagna pavese per due giorni, ma alla fine venne liberata dai suoi aguzzini che non portarono a conclusione il piano. Per la Corte, come si legge nelle motivazioni, Pracca inizialmente avrebbe voluto “camuffare con una rapina l’ aggressione fisica alla donna per farla abortire”, perche’ questo era il suo “chiodo fisso”, ma anche quel piano era naufragato. Per quanto riguarda il successivo sequestro, pero’, “e’ compiutamente provato”, a detta dei giudici, che fu “a scopo di estorsione” finalizzato “al profitto certamente ingiusto” di vedere la donna “quantomeno sparire dalla sua vita”, tanto che la sua “liberazione” venne decisa “solo dopo che costei aveva promesso di uniformarsi a quanto le era stato richiesto”. La donna, pero’, non solo non si e’ mai costituita parte civile ma e’ stata poi risarcita da Pracca e ora vive con lui e con il figlio che l’uomo, alla fine, ha riconosciuto.


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