Omicidio Firenze. La terribile testimonianza della sopravvissuta

Omicidio Firenze. La terribile testimonianza della sopravvissuta

La terribile testimonianza della sopravvissuta

C’e’ tutto il “film” del duplice omicidio consumato ieri mattina a Firenze e del quale ha ammesso la responsabilità  Mirco Alessi, arrestato ieri dai carabinieri, nella testimonianza dell’unica superstite: la ragazza dominicana si trovava insieme al transessuale Gilberto Manoel Da Silva, conosciuta come Kymberli e con il quale Alessi aveva una relazione, e la 27enne dominicana Mariela Josefina Santos Cruz, entrambe uccise da Alessi, mentre lei è riuscita a fuggire gettandosi dalla finestra dell’appartamento al primo piano di via Fiume. La donna, ascoltata dagli investigatori, ha raccontato che stava dormendo e che con lei c’era la connazionale poi uccisa quando hanno sentito bussare forte alla porta, ma non hanno aperto. Poi, poco dopo, hanno sentito rumori provenire dalla cucina e dalla stanza di Kymberli. E quindi ancora bussare forte alla loro porta, e una voce che urlava chiamando l’amica: “Mariela, vieni che lei ha bisogno”. La giovane ora ricoverata in ospedale ha anche detto di aver invitato Mariela a non aprire la porta, ma poi hanno deciso di andare entrambe a vedere cosa era accaduto. Aperta la porta, prosegue il racconto, hanno visto uno sconosciuto “pieno di sangue” che diceva di “aver fatto del male a Kymberli” e con in mano un coltello con il quale, dopo aver bloccato Mariela per le braccia, ha cominciato a colpirla, continuando a farlo anche quando la donna era ormai a terra e invocava aiuto. E’ stato a questo punto che la giovane ha cercato una via di fuga dalla finestra mentre l’uomo continuava a menare fendenti su Mariela. Una volta sul marciapiede ha chiesto aiuto ad un ragazzo indiano che le ha prestato il telefono per dare l’allarme. Quando e’ rientrata nel cortile del condominio poco dopo l’arrivo delle forze dell’ordine che si sono dirette verso l’appartamento, ha raccontato di aver visto Mariela agonizzante a terra, nel cortile dove aveva cercato scampo. “Sto morendo”, le avrebbe detto l’amica e alla domanda se avesse riconosciuto l’aggressore l’amica avrebbe risposto “Luca”, riferendosi al nome con il quale si faceva chiamare il “fidanzato” di Kymberli


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