Strage di Dacca, l’Italia riabbraccia i suoi caduti

Strage di Dacca, l’Italia riabbraccia i suoi caduti

Strage di Dacca, l'Italia riabbraccia i suoi caduti

Sono morti per la più vile delle guerre, quella senza una dichiarazione che precede il conflitto, quella che ti colpisce alle spalle mentre stai ballando o lavorando. La guerra che non conosce differenza, che non ha nazioni che possono decidere di uscirsene con un referendum. Una guerra 2.0 combattuta dai ricchi, dai religiosi, nelle chat e nei luoghi di culto. Una guerra che non dà scampo, non ha rifugi antimissili e come tutte le guerre non ha pietà. È cruenta e spiebtata e noi oggi piangiamo i nostri caduti. Poco fa è  atterrato a Ciampino, l’aereo proveniente da DACCA, in Bangladesh, con a bordo le vittime italiane dell’attentato avvenuto qualche giorno fa in un bar ristorante della capitale bengalese. Ad accogliere i feretri delle vittime il presidente della Repubblica Segio Mattarella e il ministro degli esteri Paolo Gentiloni oltre ai familiari degli italiani rimasti uccisi. – Scene strazianti tra lacrime, lunghi abbracci e momenti di desolazione davanti alle 9 bare degli italiani rimasti uccisi nella strage del ristorante di Dacca, appena atterrate a Ciampino. Le famiglie delle vittime sono strette davanti ai nove carri funebri che trasportano i corpi dei loro congiunti, qualcuno sfiora le bare, tutti in lacrime sfilano mestamente davanti ai feretri. 


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