Si lanciarono in mare per protesta dopo aver perso il lavoro: condannati in sette

Si lanciarono in mare per protesta dopo aver perso il lavoro: condannati in sette

Lo ha deciso il Tribunale di Salerno che ha imposto anche il pagamento delle spese

Senza lavoro, diedero vita a una clamorosa protesta  gettandosi a mare e bloccando i servizi marittimi per la Costiera Amalfitana e ritardando anche le partenze dei traghetti dal Masuccio. Accolta la richiesta del Pubblico Ministero: sette corsisti salernitani del progetto “Conoscenza Lavoro” sono stati condannati a un mese di reclusione a testa oltre al pagamento delle spese. E’ quanto deciso dal giudice monocratico del Tribunale  di Salerno, Fabio Zunica. Fu uno degli ultimi atti di una mobilitazione che da circa un anno contrapponevano a Provincia e Prefettura il movimento che difendeva gli interessi dei corsisti. Al prefetto e alla presidenza di Palazzo Sant’Agostino si chiedeva che fossero recuperati i 2 milioni e mezzo di euro dei fondi europei 2007/2013 destinati all’attivazione delle esperienze lavorative previste dal progetto di inserimento occupazionale a cui un gruppo di disoccupati salernitani aveva preso parte con la speranza di percepire, prima o poi, uno stipendio. Dopo i cortei, le manifestazioni di piazza, i presìdi dinanzi ai palazzi istituzionali, decisero di mettere in atto la singolare protesta in acqua per chiedere tempi certi dopo un rimpallo di responsabilità che faceva leva sulla mancanza di fondi. Nella mattina del 22 luglio un gruppo si gettò a mare al “Pennello” e costrinse alla mobilitazione Guardia costiera e altre forze dell’ordine. Alcuni furono identificati e ora per sette di loro (difesi dagli avvocati Marina Manconi, Valentina Restaino e Lucia Capuano), è arrivata la sentenza: si tratta di Ettore Iovine, Giuseppe D’Angelo, Matteo Carlino, Gennaro Caserta, Dante Palmieri, Angelo Villacaro e Mario Esposito. 


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