Castellammare. I segreti della camorra stabiese nella tomba con il boss Battifredo

Castellammare. I segreti della camorra stabiese nella tomba con il boss Battifredo

Castellammare. I segreti della camorra stabiese nella tomba con il boss Battifredo

Porta con sé i segreti della camorra stabiese. E’ morto l’ultimo padrino di Castellammare: Renato Raffone, all’età di 81 anni. Si è spento nella serata di mercoledì nella sua abitazione di via Brin. Da tempo malato e per questo agli arresti domiciliari, concessi proprio per via delle sue condizioni di salute. E’ però considerato l’ultimo esponente di spicco della criminalità di Castellammare. Temuto, rispettato, soprattutto da Scanzano. Un tempo era infatti il braccio destro del capo dei capi Michele D’Alessandro. Battifredo, questo il suo soprannome, è stato un camorrista capace di infiltrarsi soprattutto tra i colletti bianchi stabiesi. Non a caso era un dipendente comunale fino a qualche anno fa, quando ha guadagnato an-che la pensione da statale. Un impiegato pubblico che però era un boss e il suo potere lo esercitava anche quando era negli uffici comunali. Un boss di alta caratura, capace di mediare anche in situazioni difficili, nel bel mezzo di una guerra di camorra che insanguinò le strade di Castellammare negli anni ‘90. Proprio a metà decennio si aprirono definitivamente le porte del carcere per Battifredo. Doveva scontare cumuli di pena per la sua posizione di vertice all’interno del clan D’Alessandro, per cui si occupava di speculazioni finanziarie, usura, estorsioni. Era considerato la mente dei D’Alessandro, ovvero l’uomo capace di arricchire il super boss Michele, deceduto in car-cere per un infarto alla fine degli anni ‘90. Renato Battifredo aveva messo su anche un’agenzia pubblicitaria ed è stato addirittura presidente della Juve Stabia. Non si è fatto mancare niente nella sua lunga carriera criminale. Nel suo curriculum ci sono tanti reati, compreso il traffico di armi. Ma non è mai entrato in un’aula di tribunale come mandante di un omicidio. Per i magistrati infatti è sempre stato un boss capace di fare da sintesi tra le varie anime della camorra stabiese, arrivando ai vertici dei D’Alessandro per il suo spiccato senso per gli “affari”, logicamente sporchi e dettati dal metodo camorristico, così come confermano le sentenze. Uno capace di mantenere anche i rapporti con la politica e il mondo del-le imprese. Un pentito svelò le frequentazioni di Renato Raffone con il potentissimo ex ministro dell’Interno Antonio Gava. Battifredo era capace di in-trattenere rapporti stretti anche con un ex direttore di banca a Castellammare. In un’occasione – raccontò un altro pentito – l’istituto aprì le porte anche di sabato per consentire al boss di preleva-re contanti per l’acquisto di uno yacht. Fu tra l’altro centro della compravendita di un bambino in favore di un esponente del clan D’Alessandro. La transazione avvenne addirittura nello studio del notaio Bellone: Raffone era il mediatore. La sua carriera criminale si ferma però negli anni novanta, soprattutto con la morte di Michele D’Alessandro, non ucciso da un proiettile ma da un infarto in carcere nel 1999. La vecchia nomenclatura della camorra stabiese va in soffitta, ci sono gli emergenti. Battifredo però in carcere non sta bene. Inizia una lunga battaglia giudiziaria per ottenere i domiciliari, perché le sue condizioni di salute non sono ottimali. Ha bisogno di cure e già nel 2005 viene scarcerato. Ritorna però nel penitenziario di Opera un anno dopo. Alla fine nel 2010 ottiene il trasferimento a casa. Ormai è un boss stanco, finito sotto gli attacchi del sindaco Bobbio per gli inchini di San Catello. Forse da 20 anni la statua omaggiava Battifredo. Non reagirà mai a quelle accuse. Gli ultimi anni li passa su una sedia a rotelle, lontano da attività criminali. Fino a mercoledì sera, quando si è spento nella sua abitazione di via Brin, portando via con sé decenni di segreti della camorra stabiese. 


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