OLIMPIADI. La favola di Federica Pellegrini non è a lieto fine

OLIMPIADI. La favola di Federica Pellegrini non è a lieto fine

La favola di Federica Pellegrini non è a lieto fine

“Un piccolo incubo”. Se qualcuno volesse raccontare la favola di Federica Pellegrini ai propri figli meglio avvertirli prima. Purtroppo non è una storia a lieto fine. Ed è davvero un peccato perché la classe cristallina della ragazza nata a Mirano in provincia di Venezia il 5 agosto 1988 lo avrebbe meritato.L’inizio, partendo dal classico ‘c’era una volta’ è esaltante. Atene 2004 Federica conquista la medaglia d’argento nei 200 stile libero a soli 16 anni e 12 giorni. E’ la più giovane atleta italiana di sempre a salire su un podio olimpico. Un modo esaltante per farsi conoscere al mondo. Seguono un argento mondiale nel 2005, ma non nominateglielo mai perché lo considera una delle più grandi sconfitte della sua carriera visto che durante la stagione aveva nuotato anche un secondo più veloce. Il 2006 è l’anno della svolta dove la Pellegrini tocca il fondo prima di risalire. Problemi alla spalla ne condizionano in rendimento all’europeo di Budapest e questo la porta alla prima decisione che cambierà la sua carriera. L’addio al tecnico Max Di Mito per affidarsi mani e piedi ad Alberto Castagnetti, il Ct della nazionale e vero e proprio guru nostrano delle vasche. Verona diventa la sua casa e Federica, proprio come la fenice che ha tatuata, risorge dalle proprie ceneri.Argento mondiale a Melbourne nel 2007 e poi l’apoteosi. L’oro olimpico di Pechino 2008. A 20 anni la Pellegrini è gia la ‘Divina’ ed ha il mondo ai suoi piedi. Uno stato di grazia che prosegue, e se possibile, avanza ancora al mondiale di Roma 2009, due ori ed altrettanti record del mondo, uno dei quali nei 200 stile libero resiste ancora oggi. Nulla sembra poter fermare la regina delle piscine ma a metterci lo zampino arriva il destino. Ad ottobre, a soli 66 anni, muore Alberto Castagnetti per problemi cardiaci e per Federica è buio pesto. Inizia una girandola di allenatori, cambi di guida tecnica e idee sul futuro fino ad una scelta tanto drastica quanto vincente: affidarsi al francese Phillippe Lucas ex tecnico della sua rivale Laure Manaudou. Sembra una coppia improbabile ma i risultati sono subito esaltanti. Due ori al mondiale di Shanghai del 2011.I due però si separano poco dopo e Pellegrini, nell’anno che porta a Londra 2012, si affida per pochi mesi a Federico Bonifacenti per passare subito dopo a Claudio Rossetto, allenatore di Filippo Magnini suo fidanzato dal 2011 dopo l’addio a Luca Marin. Troppi cambiamenti da smaltire anche per una fuoriclasse del suo livello. Ai Giochi britannici Pellegrini non va oltre due quinti posti e la sua stella sembra essere definitivamente sul viale del tramonto. Niente di più falso. Pellegrini torna sotto la guida di Lucas e nel 2013 a Barcellona arriva un insperato argento mondiale. Sotto l’ala protettrice del francese cresce nel frattempo un giovane tecnico italiano, Matteo Giunta. Si crea quindi un team con Filippo Magnini. Lucas saluta e la squadra si rinsalda sempre nell’amata Verona. I risultati, di medaglie ed anche in gran parte cronometrici, sono continui. Oro all’Europeo 2014, argento al mondiale 2015. Nessun problema, nessun intoppo ed una marcia di avvicinamento a Rio che fila serena e spedita anche per tutto il 2016 fino alla sera decisiva. L’ultimo capitolo del libro dove arriva il colpo di scena più inaspettato. Nessun lieto fine ma una tremenda delusione. Una pagina che tanti, Federica in primis, vorrebbero strappare per riscrivere ma senza possibilità di riuscita. Ormai è storia.


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