GALIGANI. L’alba del calcio in cui non si parlerà più di ripescaggi

GALIGANI. L’alba del calcio in cui non si parlerà più di ripescaggi

GALIGANI. L'alba del calcio in cui non si parlerà più di ripescaggi

La “vetrina” per la presentazione dei calendari di Lega Pro era solo un pretesto. Una passerella solo apparentemente dedicata alla curiosità dei tifosi. Tutti già scatenati, mentre il computer snocciolava il succedersi delle partite, nel prevedere ed anticipare i risultati della propria squadra. Tutti presenti e convinti, ai nastri di partenza, delle grandi possibilità di vittoria dei propri beniamini.

L’evento, nella realtà, ci ha rappresentato la Lega Pro in una nuova dimensione. In una veste completamente diversa dal passato. Fatta di sostanza. Di concretezza. Di progetti sostenibili e di programmi solidali. Un percorso inedito, quello intrapreso dalla governance di Gabriele Gravina, con il quale si è riusciti a coinvolgere aziende sponsor di levatura internazionale. Segno tangibile della serietà degli intenti e della consistenza dei progetti sottoposti all’attenzione dei numerosi nuovi partner.

Gravina sta facendo da collante. Sta riuscendo nel suo intento primario. La condivisione e la sostenibilità della gestione generale. Una procedura di competenza di tutti i club. I presidenti debbono confrontarsi, da avversari, soltanto sul campo. Il risultato sportivo deve rappresentare, come è nella logica dei fatti, solo un complemento dell’attività aziendale. Il comune apporto di nuove idee ed iniziative, di natura imprenditoriale, deve contribuire alla crescita del sistema e condurre alla solidità economica della categoria.

La “mission” è quella di dotare la Lega Pro della necessaria, indispensabile autonomia finanziaria. Occorre il contributo di tutti. I presidenti debbono essere i garanti di un progetto. Per fare calcio non è assolutamente necessario lo sperpero del denaro. Ci vogliono avvedutezza, scelte oculate e rispetto delle economie.

Ci sono tanti metodi per produrre “ricchezza” aziendale. Uno dei più interessanti è quello che scaturisce dal risparmio. L’argomento, se riferito al presente, è oltremodo interessante.

Mi riferisco al rilascio delle licenze nazionali.

Una operazione che impone l’obbligo di oneri finanziari non indifferenti. Le polizze fideiussorie, a prima richiesta, impegnano, cumulativamente, somme rilevanti (e non sempre è sufficiente soltanto quella di 350 mila euro, relativa al budget generale). Denaro in buona quantità che, girato a banche, broker e compagnie assicurative, esce dalle dinamiche del sistema calcio per finire nelle tasche di terzi intermediari. Nel giro d’affari complessivo parliamo di cifre elevate che si disperdono in maniera inopportuna.

Una procedura da elaborare, autogestita dalla Lega Pro con partner diretti, riguardante la stipula delle stesse garanzie fideiussorie, produrrebbe, invece, risparmi notevoli. La gestione di quella massa finanziaria produrrebbe reddito. Eventuali somme introitate potrebbero dar luogo ad una successiva, ulteriore, ripartizione tra tutti i club.

Sarebbe un sistema pratico e conveniente. All’interno del quale è altresì evidente che verrebbero eliminati (automaticamente) tutti i rischi e gli “intrighi” internazionali derivanti dalla stipula di polizze fideiussorie con broker, intermediari e compagnie non riconosciute dal circuito bancario ed assicurativo (l’ultima tornata ce ne ha dato grande esempio e non è detto che, tra tutte le polizze in circolazione, non ne debba uscire, in futuro, qualcuna “taroccata”).

Basta con le penalizzazioni (alcuni sponsor sono scettici ad avvicinarsi alla Lega Pro anche per questo). Comperarsi la Ferrari per poi tenerla in garage, perché mancano i soldi per provvedere alla copertura assicurativa e per l’acquisto del carburante, non ha senso. Un po’ come farsi lo “squadrone” (come si usa dire in gergo) e poi non possedere la provvista per far fronte, nei termini perentori, agli impegni economici assunti nei confronti dei tesserati.

Le penalizzazioni falsano l’andamento dei campionati. Il controllo delle istituzioni del calcio, per il rispetto delle norme, sarà basilare. I club più virtuosi vanno tutelati. Le “mele” marce debbono andare al macero quanto prima possibile, e non attendere (Lanciano dello scorso anno docet) il termine della stagione sportiva. Le classifiche non debbono essere stravolte con colpevole ritardo. Il prossimo torneo rischia di essere quello in cui, di penalità, se ne potrebbero registrare in quantità industriale. In alcune piazze, nonostante le frettolose smentite dei diretti interessati, stanno già emergendo situazioni di preoccupante malessere. Settembre, per alcuni, sarà già il mese delle cartine tornasole.

Il calcio, negli ultimi tempi, si gioca, troppo spesso, tra avvocati e controparti. Sui tavoli dei tribunali sportivi ed amministrativi. Questo è inammissibile, il sistema lo deve combattere ed emarginare. In assoluto.

Il club in carenza hanno una intera stagione per sistemare le loro posizioni. Il clima che si è iniziato a respirare è quello della stagione delle riforme. Si andrà gradualmente verso la riduzione degli organici. Gli inadempienti avranno vita sempre più breve. Finalmente non sentiremo più parlare di ripescaggi.

Ed a dicembre impareremo, anche, se Carlo Tavecchio è ancora lì o lo hanno gettato giù dalla torre. Ma questo è un argomento dal retrogusto particolarmente gustoso e saporito. Merita uno studio particolarmente approfondito. Avremo modo, più in là, di affrontarlo compiutamente.

Buon Ferragosto a tutti!

 

 


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