Severino Nappi: “In Forza Italia le epurazioni non servono”

Severino Nappi: “In Forza Italia le epurazioni non servono”

Severino Nappi: "In Forza Italia le epurazioni non servono"

Il vicecoordinatore regionale di Forza Italia, Severino Nappi, analizza la fase che sta attraversando il partito a livello nazionale e locale.Forza Italia tra riorganizzazione e rientri nel partito. La “fase nuova” di cui si parla da mesi ora è davvero possibile?È il Paese stesso a vivere una fase nuova ed è giusto che i partiti si adeguino. Anche se io sono tra coloro che credono che la guida del presidente Berlusconi  sia oggi più che mai necessaria. Tutto quello che poi noi “giovani” saremo in grado di aggregare sarà utile ed importante per tornare a guidare l’Italia. Ecco perché parliamo ai moderati e, aggiungo io, a tutta quella vasta parte dell’elettorato che a votare non va più. Si va verso una svolta moderata. La strada giusta, secondo lei?Appunto. Quelli che genericamente vengono definiti moderati sono i nostri storici elettori, la maggioranza silenziosa e delusa che aspetta soltanto di ritrova-re le ragioni per credere nella nostra visione della società. E che nell’attesa, per la maggior parte, oggi si astengono e a votare non ci vanno. Anche qui in Campania è suonato più volte questo campanello d’allarme, in ultimo alle scorse elezioni amministrative, e noi abbiamo il dovere di rispondere a questo richiamo e mettere in campo tutte le nostre energie. Parlare alla gente, affrontare e cercare di risolvere i problemi quotidiani. La politica deve tornare a rappresentare idee e progetti, deve tradurre speranze e prospettive in fatti concreti. Stefano Parisi riuscirà a fare da collettore? Stefano Parisi è una per-sona di grandi qualità, che anche nella campagna elettorale a Milano ha dimostrato di saper aggregare, ma non può, e non vuole, fare da solo. Il  vero collettore dobbiamo essere tutti noi. Se ciascuno di noi dirigenti, sul proprio territorio e poi su scala nazionale, metterà in campo idee e proposte, impegnandosi nel proprio settore di competenza, si riuscirà non solo a scuotere una società stanca e disattenta, ma soprattutto a formare quella classe dirigente diffusa che al centrodestra manca da un po’.In Campania, dopo l’in-contro Parisi-De Siano si è parlato anche dell’ipotesi -poi allontanata dal coordinatore regionale- di un azzeramento dei vertici locali. Credo che il nostro coordinatore De Siano sia stato molto chiaro. E con lui, tutto il coordinamento regionale si è più volte riunito in questo periodo per analizzare punti di forza e di debolezza del nostro partito. Usciamo da una campagna elettorale in cui abbiamo retto come partito, tanto che la Campania resta la regione più azzurra d’Italia, ma dobbiamo tornare a vincere. Come?E per far questo sono necessarie riflessioni, non epurazioni perché quello è un metodo che non ci appartiene. Il dialogo, tra di noi e con i cittadini, dev’essere il nostro punto di forza. Lo faremo con il gruppo regionale, con quel-lo al Comune di Napoli e lo stiamo dimostrando già con il lavoro per i Comitati per il No e con una adeguata preparazione per le  prossime elezioni per la città metropolitana. E vado oltre. Come responsabile nazionale del Dipartimento per il Sud di Fi, credo fortemente nel valore di un radicamento capillare, che coinvolga attivamente sempre più le persone e sostenga la riforma della nostra azione politica. Questa è anche la strada perché il Sud, grazie alle sue donne e ai suoi uomini, torni ad essere protagonista e contribuisca al  cambiamento  del  Paese.    


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