OLIMPIADI. Rossella e l’Ital-sciabola, è solo un arrivederci

OLIMPIADI. Rossella e l’Ital-sciabola, è solo un arrivederci


Delusione, rabbia, amarezza, e però testa altissima. Il sogno di Rossella Gregorio sfuma ai piedi del podio, restando a mezz’aria, tra il Cristo di Rio e gli Dei dell’Olimpo, a un passo da un bronzo che l’Italia della sciabola femminile a squadre avrebbe meritato. Ci ha creduto, questa ragazza che compirà 26 anni tra due settimane, una vita spesa in palestra, tra il Club Scherma Salerno e l’Acqua Acetosa a Roma, perché nulla è figlio del caso, e quei Cinque Cerchi che son il desiderio d’ogni atleta non li vedi così da vicino se al talento, ch’è di sicuro in parte innato, non gli si affianca una bella dose di sacrificio. È un patto con te stesso: farti un “mazzo così” per scalare l’Everest del successo. E non è – non di sicuro nel caso di Ross, né delle sue compagne d’azzurro – un’affannosa rincorsa dell’affermazione del proprio ego, di cui non s’è mai sentita schiava questa sciabolatrice diventata grande senza mai prendersi troppo sul serio, è semplicemente un rinnovare la sfida con le proprie ambizioni.

Quattro anni fa, al chilometro zero del suo potenziale viaggio olimpico, su una spiaggia della Costa Sud di Salerno, dove il mare è melmoso da far schifo ma il tramonto è sempre un incanto, lei l’aveva detto: “In Brasile voglio esserci. Sì, i Giochi 2016 sono il mio traguardo”. Perché non è presuntuosa, ma neppure ruffiana come i finti modesti. E così ha cominciato – macché, magari continuato – a lavorare senza sosta, consapevole che per credere al destino, e ai suoi presunti segni, devi metterci del tuo. La Gregorio l’ha fatto con l’umiltà di chi non dà nulla per scontato. Conquistandosi tutto. Un posto nel Gruppo Sportivo Carabinieri, in primis, e quello stipendio ch’è l’unica certezza nel Belpaese di chi deve sbattersi per diventar campione in uno sport troppo piccolo e facile da sacrificare sull’altare del dio pallone. E poi la fiducia del ct Giovanni Sirovich, finalizzatore dell’opera cominciata da Antonio Serra, il maestro del Club Scherma Salerno artefice dell’esplosione di Ross, e continuata dal suo attuale tecnico Lucio Landi.

È nata nella palestra salernitana di via Laurogrotto, Rossella. Il fioretto non le piaceva, preferiva la pallavolo. Così lasciò, almeno per un po’. Sino a quando Elio De Nicola, fedelissimo del presidente della Federscherma Campania, Matteo Autuori, andò a (ri)prenderla sino a casa: “Torna con noi”. Forse la convinse per sfinimento. Fatto sta che la Gregorio ci ripensò, e impugnò la sciabola. Crescendo sulle pedane ch’erano già state di Rosanna Pagano, soprattutto, ma pure d’altre azzurre del Club Scherma Salerno come Maria Lamberti, Giuliana Bellizia, Roberta e Rosanna Elefante. Con la società del presidente Valerio Apolito, sin dall’alba dell’agonismo tra le under 14, ha vinto tanto. Eppure non s’è mai montata la testa.

Speciale nella sua semplicità, ha marciato verso Rio senza mai studiare da star. Ché del resto le servivano stoccate, più che selfie d’autore, per coronare il desiderio d’una vita. È un’olimpionica della porta accanto, Rossella. Vedere per credere, la sua bacheca social: le foto con le amiche, quelle del presepe di casa a Natale e d’un camino che dà calore domestico con tanto di tag dei parenti nel paesino originario di famiglia, Laurino, nel Cilento. Innamorata della sua Salerno, ne è stata ambasciatrice autentica in giro per il mondo, e ieri più che mai in Brasile.

Beffata nella gara individuale, sognava una medaglia nella prova a squadre, la Gregorio. Ci è andata vicinissima. L’ha sfiorata. Era la più giovane del team, eppure s’è presa la responsabilità di “chiudere”, disputando sempre l’ultimo match della staffetta. Restano i rimpianti, e le polemiche d’una semifinale persa con l’Ucraina che lascerà strascichi (contestatissimo l’arbitraggio e “silurato” un delegato di commissione reo d’un comportamento poco consono a uno sport ch’è “nobile arte”).

Rossella e le sue compagne Loreta Gulotta, Irene Vecchi ed Ilaria Bianco erano state straordinarie nel quarto di finale vinto contro la Francia, poi sfortunate e penalizzate nella sfida che valeva la finalissima con le ucraine (ko 42-45 ma con dubbie interpretazioni arbitrali). Sono mancate nella finale per il bronzo, andato invece agli Usa, lasciando in terra cocci di desideri. Non ci è riuscita, la Gregorio, a riaggiornare la storia di Salerno alle Olimpiade: le uniche medaglie, sempre nella scherma e nella sciabola a squadre, restano di Giampiero Pastore, che a Rio è tra i capi-delegazione del Coni, secondo ad Atene 2004 e terzo a Pechino 2008.

Però ci riproverà, Ross. Ché nei suoi occhi tristi ma non rassegnati, dopo l’ultima stoccata statunitense, c’era già una promessa per il quadriennio che verrà: il saluto agli Dei dell’Olimpo è soltanto un “arrivederci”…

 

(foto Bizzi/Federscherma)


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