Boscoreale. Il pentito Colantuomo fa tremare il Piano Napoli

Boscoreale. Il pentito Colantuomo fa tremare il Piano Napoli

Boscoreale. Il pentito Colantuomo fa tremare il Piano Napoli

Continua a fornire elementi fondamentali il neo pentito Gerardo Colantuomo che a giugno dello scorso anno ha iniziato a raccontare i segreti delle faide del Piano Napoli. Retroscena inquietanti, finiti nei verbali degli investigatori  dell’antimafia di Napoli, che in queste ore si arricchiscono di ulteriori dettagli. Racconti che svelano equilibri, affari e covi delle cosche del rione della palazzine popolari di via Settetermini, feudo indiscusso delle piazze di spaccio dell’hinterland anche se le ultime retate hanno portato a decima-re famiglie e affari. Ma Colantuomo continua a collaborare  e  i  suoi  racconti sembrano essere oro colato per gli investigatori. Dagli arsenali e i tesori in  disponibilità  di  alcune famiglie egemoni di quel rione e che per anni sono serviti a mettere in campo agguati e a generare faide per il controllo del territorio alla ricostruzione di ogni singola piazza e suo fornitore. Le ultime dichia-azioni avevano portato gli investigatori persino a svelare episodi legati alla morte del giovane Mauro Buonvolere che fu massacrato da una pioggia di piombo ad appena 21 anni e il 7 febbraio di due anni fa. Lui Mauro lo conosceva bene: «Mauro Buonvolere apparteneva, come me, al gruppo Tasseri – spiegò Colantuomo nei primi verbali da pentito –  io ero lo sparatore, o il fiancheg-giatore degli aggressori nel periodo che va dal 2011 al  2012,  Colantuomo  riferisce di aver partecipato a numerosi agguati nati per motivi futili e di aver gestito una piazza di spaccio insieme a Buonvolere e  ad  altri:  «Provvedeva-mo a preparare pacchetti di droga sul lastrico del mio palazzo». «Nel 2010 i Tasseri – continuò ancora  – vendevano droga per conto di un’altra famiglia, gli Orlando. Di giorno, la marijuana era gestita da Antonio Orlando e la cocaina era in mano a Salvatore Ferricelli. La droga veniva messa in piazza dal clan Gallo-Limelli-Vangone. Nel 2011 circa Ferricelli e Or-lando finirono in carcere – spiega agli investigatori  Colantuomo – e i Tasseri decisero di appropriarsi con la forza delle piazze. Quando il secondo venne scarcerato rivoleva il controllo, quindi iniziò la  faida:  i  Tasseri  organizzarono una serie di agguati, che costrinsero gli Orlando ad andare via dal quartiere». E ancora la decisione di pagare un riscatto per rientrare nel gruppo con la morte di una persona che aveva, all’epoca, teso un agguato negli anni addietro a un loro cugino. «Raffaele Tasseri acconsentì a tale richiesta – racconta Colantuono – e incaricò Mauro Buonvolere di ammazzarlo. L’agguato avvenne, ma l’uomo non venne ucciso». Per questo fu decretata la sentenza di morte per il 21enne.  Infine fu lo stesso Colantuomo a riferire di essere lui il vero bersaglio dell’agguato del bar Mario a via Settetermini. Ora la gola profonda continua a ricostruire tutti gli scenari della cosca. Rivelazioni che fanno tremare le famiglie “benedette” del Piano Napoli. Dai Tasseri ai Limelli-Vangone passando per gli Orlando. Cosche già  decimate,  in  questi anni, dall’ondata di arresti e condanne che ha travolto la malavita di Boscoreale.


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