OLIMPIADI. Sant’Antonio, delirio a casa Abagnale al ritorno di “Giovannone”

OLIMPIADI. Sant’Antonio, delirio a casa Abagnale al ritorno di “Giovannone”

Sant'Antonio, delirio a casa Abagnale al ritorno di "Giovannone"

Il ritorno a casa dell’eroe. Il quartiere del Pontone di Sant’Antonio Abate porta in trionfo Giovanni Abagnale, medaglia di bronzo nel due senza alle Olimpiadi di Rio. Una festa organizzata in grande stile dalle sorelle Maria e Antonietta che hanno curato tutto nei minimi dettagli. Giovannone, così lo chiamano tutti, amici e parenti, è atterrato a Napoli nella tarda mattinata. “Appena è arrivato è passato in banca a Castellammare per pre-levare – dice la mamma Chiara – lì l’hanno riconosciuto per strada e si è intrattenuto per le foto”. La signora Chiara fa fatica a trattenere l’emozione quando gli va incontro Nunzia Cannavale, la maestra di Giovanni alle elementari. Emozionato anche il papà Vincenzo, operaio tecnico all’Alenia di Pomigliano. Giovanni Abagnale porta al collo la medaglia di bronzo. “Non credevo pesasse così tanto”. Il suo sguardo si smarrisce dinanzi alla folla che si raduna fuori la sua abitazione a Sant’Antonio Abate. Scattano le prime foto con parenti e amici. A casa Abagnale ci sono anche i coniugi Pietracaprina arrivati da Firenze. I genitori di Lorenzo, con cui Giovannone ha vinto tante gare, tra cui un titolo Europeo in Bielorussia. “Finalmente sono tornato – dice Giovanni – Mi mancava la casa. Dovevo tornare un giorno prima ma va bene lo stesso”. La foto dell’abbraccio con Giuseppe Abbagnale, entrambi in lacrime, dopo la conquista del bronzo è forse il simbolo dell’impresa fatta dal ragazzone di Sant’Antonio. “Giuseppe mi ha cresciuto – dice – oltre a essere il presidente federale per lui sono come un figlio. Spero di vincere ciò che ha vinto lui”. Ad accoglierlo c’è anche la banda musicale don Mosè Mascolo di Sant’Antonio che esegue l’inno di Mameli che Giovanni Abagnale canta con la mano sul petto. C’è anche una torta a forma dei cinque cerchi olimpici oltre ai tricolori che sventolano e uno schermo che ha proiettato le sue vittorie nella giovane carriera. Le Olimpiadi di Rio restano un’esperienza “indimenticabile. La prima volta non si scorda mai – dice Giovanni – Dopo la vittoria, Rosolino è venuto a stringerci la mano e io a stento ci credevo. Nel villaggio olimpico ho visto Rafa Nadal e Bolt, dei mostri sacri, mi sono sentito come un bambino che sta coi suoi giocattoli”. Giovannone è un ragazzo umile proprio come la sua famiglia. Gli consegnano un quadro con la foto del podio. “Voglio mandarla subito a Marco (Di Costanzo)”, dice Giovanni Abagnale, il napoletano dei quartieri Spagnoli, compagno nel due senza. La sua prima volta in un’imbarcazione è stata nel 2009. “Il mio primo sport praticato è sta-to il basket – precisa – Poi quando ho messo piede in una barca mi è piaciuto ed è scoccata la scintilla”. 


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