GALIGANI. Serie B senza leader né denaro: lo “scontro” tra sogni e bilanci

GALIGANI. Serie B senza leader né denaro: lo “scontro” tra sogni e bilanci

GALIGANI. Serie B senza leader né denaro: lo "scontro" tra sogni e bilanci

La serie B, il campionato degli italiani, ai nastri di partenza. Mancano soltanto dieci giorni. La nuova stagione propone delle situazioni nuove. Riguardano la gestione economica dei club e l’incertezza sui valori tecnici che i club stessi riusciranno a mettere in campo.

Lo scorso campionato, di questo periodo, il Cagliari era già data come la squadra da battere. Il torneo dimostrò che era vero. Esclusa la rivelazione Crotone nessuno fu in grado di impensierire concretamente il cammino, dei sardi, verso la serie A.

Oggi, a poco più di una settimana dall’esordio, l’incertezza regna ancora sovrana. Non esiste, al momento, una squadra leader. Molti club sono ancora dei “work in progress”, nel tentativo di candidarsi per quell’obbiettivo. Cercano tutti, perlomeno sulla carta, di attrezzarsi per il salto di categoria. Sintomo di un calcio che sta cambiando anche tra i cadetti. Sintomo di una disponibilità economica latente, anche in questa categoria. Nessuno ha  fatto investimenti tali da ergersi, sugli altri, nelle aspettative dei risultati. Neppure tra le tre retrocesse dalla A, Carpi, Verona e Frosinone. Corposo, certamente, il gruppo delle outsider. Bari, Benevento, Spal, Spezia, Novara, Entella, Cesena hanno titolo e consistenza tecnica per provarci. Bisogna però collocare  Serse Cosmi ed il suo Trapani un gradino più in alto delle altre. Gli organici di molte squadre sono ancora largamente incompleti.

Se ne è lamentato, pubblicamente, Cristian Panucci, sino a qualche giorno addietro, allenatore della Ternana. L’ha pagata veramente cara, è stato punito con l’esonero. L’esempio è stato eclatante. Lasciano in ogni caso perplessi le scelte della famiglia Longarini. I rossoverdi sono stati affidati a Benny Carbone, praticamente un carneade come carriera di allenatore, eletto dalla proprietà delle “fere” come novello Alex Ferguson del Liberati. I mugugni, in Umbria, sono notevoli.

La situazione dei rossoverdi è però condivisa da tante altre squadre. La rosa della Salernitana, per esempio, è ridotta all’osso. In tutto 13/14 ragazzi lavorano con Sannino. Fabiani ha il suo bel da fare per completare la rosa. Per di più Rosina è sempre in lista di attesa nei voli che partono da Catania e tra i granata ci sono alcuni pezzi pregiati che fanno gola ad altri club. Potrebbero essere dirottati, a breve, su altre piazze. Conforta l’ambiente campano la volontà di Lotito di riscattare l’incerta stagione trascorsa. Non manca al presidente romano la possibilità di allestire, nel volgere di pochi giorni, una squadra competitiva.

Grida di allarme giungono, comunque, anche da altre piazze. Non sono nuove quelle in arrivo da Pisa dove Gattuso si sta industriando, da dietro le quinte, per portare, all’ombra della torre pendente, un gruppo estero di acquirenti. Sembra però che la notevole differenza tra domanda ed offerta abbia raffreddato la trattativa. La lotta di potere tra il presidente Petroni e la controparte, rappresentata dalla coppia Lucchesi–Gattuso, non giova certamente all’ambiente. Per di più l’intrusione dei tifosi non migliora la situazione.

Che ci si trovi in sistema di limitate disponibilità finanziarie lo dimostrano le condizioni di “mercato”. Sono ancora al palo calciatori che nelle passate stagioni avrebbero fatto sussultare tutte le piazze. Due gli esempi più eclatanti. Granoche che soltanto due campionati orsono è stato il marcatore principe della categoria. Si dirà che porta sulle spalle numerose primavere, certo, ma il suo valore ed il suo impegno non si discutono, potrebbe ancora far comodo a tanti. L’Atalanta non riesce a piazzare Marilungo, che di anni ne ha soltanto 27. Quei 400 mila euro del suo contratto spaventano anche i più audaci.

Segno evidente di un’autarchia sempre più manifesta. Dettata dalle regole e dal timore di non reggere di fronte alle prossime riforme, che prevedono la riduzione degli organici (in tutte le categorie), ma principalmente da una presa di coscienza di tutti i presidenti.

Il calcio va inteso come azienda e come tale va condotto a chiudere i bilanci. In positivo. La continuità come obbiettivo primario. Il calo degli spettatori ed il disinteresse degli sponsor non invitano più a voli pindarici.

Sarà il caso che comincino a comprenderlo anche le “curve”?


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