OLIMPIADI. La storia di Kimia, in lei le donne arabe possono ritrovare i diritti

OLIMPIADI. La storia di Kimia, in lei le donne arabe possono ritrovare i diritti

La storia di Kimia, in lei le donne arabe possono ritrovare i diritti

 E’ caduta a terra, ha baciato il tappeto e ringraziato Allah. Il sorriso di Kimia Alizadeh Zenoorin e’ lungo come la bandiera che si e’ messa sulle spalle per onorare il suo paese e le donne, che ancora combattono per avere pari diritti, che ancora non riescono nemmeno a sedersi in tribuna semplicemente per tifare. La diciottenne iraniana salita sul podio di Rio e’ la prima medagliata al femminile della Repubblica islamica di Teheran: nata a Karaj poco lontano dalla capitale, appena maggiorenne, ha conquistato il bronzo nel taekwondo e ha subito pensato che quello che aveva fatto sapeva gia’ di storia. “Ringrazio Allah che mi ha permesso di compiere questa impresa – ha detto la giovane atleta – e’ un bronzo che apre la strada ad altre donne iraniane”. Kimia lo sa che per l’Iran e’ un giorno memorabile: fino a ieri i Giochi avevano regalato quattro medaglie e tutte al maschile, la sua inaugura invece una nuova primavera. La giovanissima del taekwondo aveva gia’ compiuto il suo primo miracolo vincendo l’oro alle Olimpiadi giovanili di due anni fa, quando sfilo’ da portabandiera del suo paese. A Rio, nei Giochi dei grandi, Kimia ha fatto qualcosa di grande anche se il suo sogno era salire sul gradino piu’ alto. “Sono felice per tutte le ragazze iraniane – ha detto ancora – e’ la prima medaglia nostra e spero che la prossima possa essere d’oro”. Quelle giovani che a Teheran rappresentano la speranza di cambiamento. Anche il presidente Hassan Rouhani si e’ congratulato con la teenager ormai star del taekwondo. Emozionata ma sorridente, Kimia sul podio e’ salita col capo velato – lo fa anche quando combatte, sotto alla protezione per la testa – sventolando la bandiera iraniana. Un podio diviso con l’egiziana Hedaya Wahba, 23 anni, anche lei col copricapo: nata negli Usa ma residente al Cairo, ha ricevuto i complimenti del governo egiziano per quella che e’ un’altra piccola impresa. Una donna nel taekwondo per l’Egitto non aveva mai vinto una medaglia. “Ho iniziato a piangere prima delle semifinali – ha raccontato invece Kimia – perche’ sentivo molta pressione. Ma ho cercato di tirar fuori tutte le mie energie migliori e sono felice di esserci riuscita”. Quando ha tirato il colpo che ha lasciato fuori dal podio la svedese Nikita Glasnovic, la giovane iraniana non riusciva a crederci di avercela fatta: la Repubblica islamica ai Giochi ha messo insieme 65 medaglie nella sua storia da soli quattro sport, la lotta, i pesi, l’atletica e il taekwondo appunto. Ma mai c’era stata una donna: Kimia aveva gia’ fatto un grande passo vincendo il titolo olimpico dei giovani. “Mi sarebbe piaciuto bissare, ma sono molto giovane e riuscire in questa doppietta era abbastanza una follia – racconta – se sono qui comunque lo devo alla mia famiglia che mi sostiene, al mio allenatore: a loro va il mio grazie”. Che abbraccia pero’ l’altra meta’ del cielo di una nazione che ancora lotta: Kimia lo ha fatto tirando i calci e i pugni del suo sport, che valgono un altro pezzo di liberta’.


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