Torre Annunziata. Cartone e ferro: il business d’oro arricchisce i clan

Torre Annunziata. Cartone e ferro: il business d’oro arricchisce i clan

Cartone e ferro: il business d’oro arricchisce i clan

Si improvvisano ladri di carta e ferro per disperazione, ma il business-fuorilegge danneggia il Comune e favorisce la criminalità organizzata. A fare suonare un nuovo campanello d’allarme in città – attraverso circostanziate denunce – sono i vertici della Prima Vera, la società che si occupa della raccolta differenziata. Pronti a “segnalare” i quotidiani rastrellamenti notturni di rifiuti potenzialmente “preziosi” per Torre Annunziata. Di giorno, i ladri “ambientali” dormono. La notte, invece, indossano guanti anti-taglio e passano al setaccio ogni angolo della città rubando carta e ferro. «Non c’è lavoro. O mi arrangio così oppure vado a fare le rapine – prova a spiegare chi viene beccato mentre raccoglie il cartone in via Roma – poi se raccoglie la ditta guadagna il Comune. Invece, così guadagno io: non ho soldi, ma una famiglia e due figli a cui dare a campare». Insomma, una raccolta abusiva trasformata in una professione vera e propria. Sono spinti dalla disperazione, ferro e carta finiscono tutti i giorni sui loro mezzi e l’incasso a fine giornata può arrivare fino a duecento euro. Viaggiano a bordo di Ape Car e con un solo obiettivo: arrivare in anticipo rispetto ai netturbini “ufficiali” della Prima Vera. Tirare a bordo tutto, prima che ci pensino i camion bianchi: caricare velocemente e spostarsi senza dare troppo nell’occhio. Fanno il giro dei punti di raccolta del cartone da macero e portano via tutto. Alcuni si muovono persino con le auto, portabagagli aperto in modo da caricare tutto subito e stipare più roba possibile. Non hanno nessuna licenza e nessuna autorizzazione. Tutto abusivo. Raccolgono quello che Torre Annunziata butta via di giorno. Anche la mappa del tragitto resta ogni giorno la stessa: non c’è un orario indicato, si raccoglie in qualsiasi momento della giornata. Da piazza Cesaro a via Roma, passando per le zone dove ci sono le discariche a cielo aperto. Lì gli abusivi raccolgono lavatrici dismesse, biciclette rotte ma utili per essere “riciclate” a peso d’oro. Ogni piccolo pezzo di carta fa gola, dagli scarti delle farmacie ai negozi di cinesi: il cartone e il ferro lì non manca mai. Una volta che il carico è stato raccolto il cartone, viene rivenduto ai “privati” una decina solo a Pompei, per 40 o 50 euro a tonnellata. Sul prezzo si tratta, ma più o meno resta quello. I “centri di riciclaggio” del cartone rivendono la merce, pulita e imballata, alle grandi cartiere nazionali. Il prezzo del cartone a questo punto sale di 70 o 80 euro, in base alla qualità e in riferimento alla tabella prezzi mensile della Camera del Commercio. Oppure, anziché venderlo in cartiera, le cosiddette “riciclerie” ammassano il cartone sui container dei grandi broker internazionali del riciclo. Un business su cui, non a caso, si starebbero concentrando anche i clan: sono loro a puntare alla raccolta dei rifiuti e a gestire l’intera merce, il tutto pagando poi il singolo “lavoratore” a giornata. L’affare d’oro per abusivi e camorra continua a danneggiare il Comune: l’ente ricaverebbe a tonnellata, almeno 73euro e dall’inizio dell’anno ha incassato solo 27mila euro dal conferimento del cartone in discarica perdendo almeno il doppio proprio a causa dei ladri.


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