Torre del Greco. Massacrò la moglie, ora progettava l’omicidio di figlio e nuora

Torre del Greco. Massacrò la moglie, ora progettava l’omicidio di figlio e nuora

Massacrò la moglie, ora progettava l'omicidio di figlio e nuora

Stava pianificando un nuovo massacro, un duplice omicidio a un anno esatto dalla feroce aggressione – nove colpi di piccone alla testa – costata la vita alla moglie Ida Fontana, uccisa nella villetta degli orrori realizzata abusivamente in una traversa di via Nazionale a Torre del Greco.

Perché Umberto Scassillo – ex saldatore di 71 anni, di cui buona parte vissuti all’estero per lavoro – proprio non riusciva a sopportare l’idea di lasciare ai suoi eredi tutto il patrimonio accumulato in una vita di sacrifici: un tarlo alla base del raptus di follia del 20 aprile 2015 e ora capace di insinuare nella testa dell’assassino – reo confesso del brutale delitto della settantenne, originaria di Torre Annunziata – la convinzione che l’unica soluzione per risolvere definitivamente la questione fosse eliminare il “problema” alla base, uccidendo sia il figlio sia la nuora.

Un piano criminale partorito durante le lunghe ore trascorse tra le quattro mura dell’abitazione in cui si trovava agli arresti domiciliari – concessi dal tribunale del Riesame di Napoli già a maggio del 2015, un mese dopo la furibonda lite sfociata nel sangue – e portato avanti durante le uniche due ore di libertà accordate a Umberto Scassillo per provvedere alle piccole esigenze e spese quotidiane. Due ore – a cavallo tra le 8 e le 10 del mattino – utilizzate dall’ex saldatore, a cui era stato vietato di incontrare i quattro figli, per organizzare il duplice omicidio e “salvare” la sua eredità.

Un progetto da brividi, sventato grazie alla preziosa “soffiata” di una donna capace di intuire le intenzioni di Umberto Scassillo e alle successive indagini dei carabinieri della compagnia di Torre del Greco – coordinati dal pubblico ministero Emilio Prisco, insieme alla collega Barbara Aprea – pronti a fermare l’ex saldatore al termine di un’inchiesta-lampo. Inchiesta conclusa con l’arresto per tentato omicidio, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip della corte d’assise di Napoli su richiesta della procura di Torre Annunziata: a stringere le manette ai polsi di Umberto Scassillo sono stati i carabinieri della stazione Capoluogo di Torre del Greco.

Le indagini erano partite a fine luglio, dopo la “soffiate” raccolta di militari dell’Arma diretti dal capitano Emanuele Corda e dal comandante Vincenzo Amitrano: attraverso una serie di attività investigative – comprese mirate intercettazioni telefoniche e servizi di appostamento e pedinamento – i carabinieri sarebbero riusciti a ricostruire il piano criminale del settantunenne. L’uomo, secondo gli investigatori, si era già messo in contatto con alcuni esponenti della malavita organizzata di Torre Annunziata per acquistare le armi necessarie per eliminare il figlio e la nuora. Non solo: durante le indagini, gli uomini in divisa avrebbero accertato che – durante le due ore di permesso giornaliere – Umberto Scassillo avrebbe raggiunto in diverse occasioni il figlio e la nuora a Torre Annunziata per “convincerli” a colpi di minacce di morte a rinunciare all’eredità.

Una vera e propria ossessione per il pensionato – assistito dall’avvocato Ivan Marcello Severino e già alla sbarra con l’accusa di omicidio con dolo d’impeto – arrivato a pianificare, a un anno dalla morte della moglie Ida Fortuna, una nuovo massacro familiare per “salvare” i suoi soldi da “mani sgradite”. Un piano criminale sventato in extremis dai carabinieri e pagato dal settantunenne con il secondo arresto in 16 mesi e il trasferimento dietro le sbarre del carcere.

 


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