Fusco e Franceschini, quell’abbraccio lungo 18 anni ricordando l’Arechi

Fusco e Franceschini, quell’abbraccio lungo 18 anni ricordando l’Arechi

Fusco e Franceschini, quell'abbraccio lungo 18 anni ricordando l'Arechi

Un abbraccio, mille ricordi. Ché le strade del calcio sono infinite, e ritrovarsi quasi vent’anni dopo, di nuovo fianco a fianco, però su due panchine diverse, dev’esser stato un gran bel tuffo nel passato. Quattro e mezzo d’un’afosa domenica pomeriggio, a Pagani si gioca per la Coppa Italia di Lega Pro: la partita è Reggina-Paganese, però si disputa al Marcello Torre (per l’indisponibilità del Granillo), uno dei tanti esempi d’un inizio di stagione paradossale (gli azzurrostellati sono sub judice, nell’attesa che l’udienza del 30 agosto al Tar dica se sarà ribaltato o meno il verdetto che li ha esclusi dal campionato di terza serie, per ora congelato da una sospensiva). A bordo campo s’incrociano Ivan Franceschini, oggi allenatore degli amaranto calabresi dopo esserne stato calciatore-bandiera per 155 gare, e Luca Fusco, vice di Gianluca Grassadonia sulla panchina dei liguorini. E la memoria, inevitabilmente, corre a quel 25 gennaio del 1998. Diciotto anni fa.

All’Arechi si giocava Salernitana-Fidelis Andria, e tra i granata già lanciatissimi verso la promozione in serie A, al tramonto del girone d’andata, esordiva quel ragazzino figlio del quartiere Mariconda. Delio Rossi, in difesa, non aveva a disposizione né Mirko Cudini né Ciro Ferrara, e allora dovette puntare su quella coppia di giovanissimi. Il 22enne Franceschini, reduce da un’esperienza a Marsiglia, fece da chioccia al debuttante Fusco (un anno in meno). Finì 1-1, con gol di Olive per i pugliesi e Greco per l’ippocampo, però il baby Luca superò l’esame a pieni voti.

La prima volta non si scorda mai, e allora, nel ritrovarsi dinanzi Ivan, il suo compagno di reparto in quel “battesimo” ch’è una data tatuata sul cuore, probabilmente, Fusco si sarà visto (ri)passare dinanzi agli occhi le immagini di quel pomeriggio, gli striscioni d’amici e concittadini ch’erano diventati suoi tifosi, le indicazioni di Balli, il duello con Lemme. Fu l’inizio d’una lunga carriera, che l’avrebbe poi portato a diventare capitano e icona granata, ma non solo. E tutto cominciò al fianco di Franceschini, che con la sua Reggina è stato sconfitto ieri l’altro dalla Paganese per 1-0. Il risultato, però, in questa storia è mero contorno. L’essenza è in quell’abbraccio, che porta con sé mille ricordi…

(foto di Paganese Calcio/Mirco Sorrentino)


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