Torre Annunziata. Auto in fiamme, la droga dietro il raid

Torre Annunziata. Auto in fiamme, la droga dietro il raid

Auto in fiamme, la droga dietro il raid

Continuano le indagini sul raid che ha visto andare in fiamme un’autovettura, la scorsa notte, in via Margherita di Savoia, a pochi passi dall’oratorio salesiano. L’autovettura, una Polo bianca, è stata invasa dalle  fiamme e sul luogo del raid i pompieri del presidio di Castellammare di Stabia hanno recuperato il residuo di una bottiglina contenente  liquido infiammabile. I poliziotti del  commissariato di Torre Annunziata (agli ordini del dirigente Vincenzo Gioia) stanno cercando di  ricostruire quanto accaduto. Nel frattempo però nel ventaglio delle ipotesi continua a farsi spazio il presunto atto vendicativo per la gestione del business dell’emporio bianco. E non solo: tra le indiscrezioni che il titolare dell’autovettura, sia un ex inquilino nel rione dei Gionta. L’uomo infatti, sino al 15 gennaio dello scorso anno abitava in via Bertone dove storicamente insiste il bunker dei Valentini, palazzo Fienga. Insomma, forse un legame frutto di coincidenze ma che comunque accende i riflettori. Dai primi accertamenti effettuati infatti l’autovettura è intestata ad un 51enne  noto  alle forze  dell’ordine  ma  residente  in altra regione. Ad usarla invece tre persone, fratelli e nipoti dell’uomo, tutti residenti a Torre Annunziata, di cui uno proprio nella strada del raid e tutti con precedenti penali. Ed è su i tre, e in particolar modo sul proprietario residente appunto a via  Margherita  di  Savoia  che i poliziotti  stanno in queste ore, concentrando le verifiche. L’uomo, per ora, interrogato, ha dichiarato di non aver mai ricevuto richieste estorsive ma tra le ipotesi più accreditate e che si fanno largo in queste ore, che per i poliziotti potrebbe essere la più  accreditata, è di un affare di droga. E nel frattempo si cerca anche un legame tra i vecchi baby boss ai quali furono addebitati una  serie  di  incendi, un metodo per punire i rivali. Il 13 luglio finì in manette Ciro Domenico Perna, il boss fondatore della nuova cosca, il Terzo Sistema. Sono stati infatti addebitati a lui, e ai suoi soldati, tutti i raid incendiari che per mesi avevano seminato paura  in città. Ora però tutti, compreso il giovane rampollo che voleva uccidere Aldo Gionta, sono  detenuti e il nuovo raid fa comunque pensare che ci possa essere una nuova costola o che altri affiliati alla cosca abbiano preso in mano le redini del Terzo Sistema.


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